Senza un lavoro, il marito in cassa integrazione dalla Seas, il sogno nel cassetto di iscriversi a giurisprudenza e il progetto di un altro figlio. Tiziana Deserto, la mamma condannata a 15 anni di carcere con l’accusa di concorso in violenza e omicidio della figlioletta Maria Geusa si prepara così ad affrontare il processo
Perugia, 6 giugno 2009 - Senza un lavoro, il marito in cassa integrazione dalla Seas, il sogno nel cassetto di iscriversi a giurisprudenza e il progetto di un altro figlio. Tiziana Deserto, la mamma condannata a 15 anni di carcere con l’accusa di concorso in violenza e omicidio della figlioletta Maria Geusa si prepara così ad affrontare il processo di secondo grado. La prima udienza davanti alla Corte d’Assise d’appello è prevista per il 24 giugno.
Tiziana, come sta?
"Sono in una condizione disperata dal punto di vista lavorativo, Massimo (Geusa, il marito ndr) è in cassa integrazione e io non riesco a trovare nulla. Appena sentono il mio nome non mi vogliono. La mentalità della gente è troppo ottusa".
Perché è stata condannata per un fatto grave...
"Senza una prova e senza un indizio. Sono stata condannata perchè avevo mille storie in giro ma questo non c’entra con l’essere una buona mamma. Ho sempre detto che potrei essere stata una cattiva moglie ma ho sempre dato affetto e protezione a mia figlia".
Con suo marito come vanno le cose?
"A gonfie vele è un momento idilliaco e spero che continui così. Per questo stiamo pensando di mettere in cantiere un bambino anche se in questo momento la situazione lavorativa è pesante. Massimo prende 700 euro di cassa integrazione e ne dobbiamo restituire 200 ogni mese perché abbiamo usufruito del fondo di solidarietà. Voglio fare un appello alle banche perché aprano i rubinetti e aiutino la Seas. Le garanzie le hanno tutte".
E lei non riesce proprio a trovare nessuna occupazione?
"Ho cercato anche di fare la barista ma mi hanno detto in faccia che con la mia situazione giudiziaria non vogliono avere guai. Per il resto coltivo tanti sogni. Anche quello di iscrivermi a giurisprudenza. Ho solo 36 anni e potrei ricominciare a studiare".
E’ preoccupata per il processo?
"No, sono sempre fortissima. lo continuerò ad essere fino alla fine, dovessimo arrivare in Cassazione. E ci arriveremo".
Ha paura di finire in carcere?
"Non ci sto pensando ancora. Sono pronta ad affrontare anche la vita carceraria se è giusto che la devo affrontare ma io non ho fatto niente. I giudici di Corte d’appello farebbero un errore madornale a far finire in carcere una donna innocente. Deserto Tiziana non ha commesso niente. Stavolta spero di vincerlo questo processo, in nome di mia figlia".
Erika Pontini
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