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IL PROCESSO - SHOW

Le parole dell'ex capo della mobile
"I cellulari dei due imputati
si spensero contemporaneamente"

I telefoni cellulari di Raffaele Sollecito e Amanda Knox hanno smesso quasi contemporaneamente di funzionare tra le 20 e le 20.30 della sera del primo novembre del 2007, la notte in cui Meredith Kercher è stata uccisa. È quanto ha ricordato in aula Domenico Giacinto Profazio, capo della squadra mobile di Perugia all'epoca dei fatti e oggi testimone davanti alla Corte d'Assise

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L'ex dirigente della mobile ha ricostruito in aula tutte le fasi delle indagini, dai momenti successivi
al ritrovamento del cadavere di Mez fino agli accertamenti
, i sopralluoghi, i sequestri e l'arresto degli imputati. "Nell'immediato cercammo di raccogliere quante più possibili informazioni sulla vittima e sulle persone che vivevano con lei nell'appartamento e al piano di sotto - ha spiegato Profazio -. Cercammo di ricostruire le sue amicizie e i suoi movimenti fino al momento della morte".

 

Profazio ha poi ricordato in aula il comportamento di Amanda Knox e Raffaele Sollecito le volte in cui furono convocati in questura. "Ogni volta che convocavamo uno dei due, poco dopo arrivava anche l'altro". L' ex capo
della squadra mobile ha anche ricordato che la sera tra il cinque e il sei novembre (la mattina del sei è poi scattato il fermo nei confronti della Knox e di Sollecito) gli fu riferito che Amanda si era messa a fare la ruota nella sala antistante l'ingresso della questura.

 

"In un' occasione Amanda si era messa con le sue gambe sopra a quelle di Raffaele - ha detto ancora Profazio - e io dissi loro di evitare questa cosa". La Knox e Sollecito vennero sentiti in questura, la notte tra il cinque e il sei novembre del 2007, separatamente. "Ad un certo punto mi dissero che Raffaele non forniva più un alibi ad Amanda", ha anche detto Profazio prima di essere interrotto dalle difese.

 

Nella deposizione di Profazio c'è poi anche il racconto dell'arresto di Rudy Hermann Guede (già condannato a 30 anni con rito abbreviato per lo stesso delitto), il sopalluogo nell'abitazione di Raffaele Sollecito (uno la mattina del sei novembre, l'altro dopo dieci giorni, il 16 novembre) e il sequestro del coltello ritenuto dagli inquirenti l'arma del delitto. E ancora gli accertamenti sulle telecamere e i tabulati telefonici. In particolare la difesa di Raffaele Sollecito si è soffermata sui vari accessi effettuati dalla polizia nel casolare di Via della Pegola.










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