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ARCHEOLOGIA

Grande scoperta all'isola Polvese
Trovata fornace medievale intatta

Nel corso di una campagna di scavi archeologici condotta dall'Università di Perugia è stata rinvenuta una grande fornace, perfettamente conservata, di epoca medievale. La scoperta è stata fatta nell'area del complesso monastico di San Secondo, ad Isola Polvese (Lago Trasimeno)

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Archeologi impegnati in alcuni scavi Perugia, 30 gennaio 2009 - Nel corso di una campagna di scavi archeologici condotta dall'Università di Perugia è stata rinvenuta una grande fornace, perfettamente conservata, di epoca medievale. La scoperta è stata fatta nell'area del complesso monastico di San Secondo, ad Isola Polvese (Lago Trasimeno). Le indagini archeologiche si sono concentrate in particolar modo nell'area dell'antico chiostro e nella cripta dell'antica chiesa.

 

Dell'esistenza del chiostro si era persa la memoria, in quanto per lungo tempo aveva avuto solo destinazione agricola. E proprio effettuando gli interventi di pulizia e rimozione della terra presente nell'area, sono state messe in luce delle murature di forma semicircolare, messe ben presto in collegamento con una grande fornace, peraltro perfettamente conservata. Grazie ad una convenzione stipulata tra la Provincia e l'Ateneo perugino, sotto la direzione di Paolo Braconi (docente di Antichità romane e di Storia dell'alimentazione del monto antico) e di Donatella Scortecci (docente di Archeologia Medievale), sono state compiute accurate indagini che hanno condotto alla scoperta di interessanti rilievi archeologiche, attualmente in corso di analisi e definizione.

 

In particolare, nel corso dell'asportazione dell'interro sono stati rinvenuti interessanti frammenti ceramici e di ferro e un vaso globulare di età medievale, pressochè integro. A detta degli esperti quella della fornace è una scoperta "importantissima", non solo per lo straordinario stato di conservazione, ma anche per l'eccezionalità del rinvenimento. Infatti sono pochissime le fornaci medievali ritrovate non solo in Umbria, ma anche in contesti territoriali più ampi. Resta ancora da stabilire quale fosse la destinazione d'uso (se per produrre ceramica, laterizi o vetro). "In ogni modo - spiegano i ricercatori - costituisce un importante aggancio cronologico per la datazione delle strutture che ad essa si sovrappongono, chiostro incluso. Serviva senz'altro per l'economia del monastero, ma forse anche per tutta l'isola. Ulteriori informazioni verranno dallo studio dei dati di scavo e dal proseguimento dell'indagine archeologica".

 

Sempre nella zona del chiostro, sotto uno strato di terra di poco più di 40 cm, sono state rinvenute alcune sepolture ricavate direttamente sul banco di roccia originario, due delle quali quasi completamente integre. Tutti gli inumati erano deposti con le braccia lungo i fianchi e con la testa rivolta a ovest. Gli studiosi ritengono che le sepolture proseguissero per tutta l'area interna al chiostro. Nell'area absidale della cripta, inoltre, al di sotto di uno strato di terra molto compatta, coperta da una piccola pietra, è stata rinvenuta una fossa contenente delle ampolline di vetro, delle quali solo due sono risultate intatte al momento del rinvenimento.

 

"In attesa dei risultati provenienti dallo studio dei reperti - spiegano gli archeologi - si può senz'altro affermare che si tratta di una deposizione rituale di oggetti di culto, di norma destinati ad accogliere reliquie ex contactu, ovvero essenze liquide, come oli, santificate tramite il contatto con oggetti o corpi santi, secondo una pratica devozionale antichissima, risalente ai primi tempi del Cristianesimo. Per quanto riguarda la loro cronologia crediamo che appartengano alle fasi più antiche dell'edificio religioso, ovvero alla fine dell'altomedioevo".

 

Tornando ai rinvenimenti della cripta, va segnalata una moneta in lega, una chiave in ferro, oltre a frammenti di intonaco e rari frammenti ceramici ascrivibili ad un periodo compreso tra il basso Medioevo ed il Rinascimento. "I risultati fin qui ottenuti - commenta l'assessore provinciale all'ambiente Sauro Cristofani - sono un valore aggiunto per un patrimonio a cui l'Ente è molto legato e sul quale sta puntando con un complesso progetto di recupero e riutilizzo".










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