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SANITA' E BUROCRAZIA

Deferiti alla Corte dei Conti
altri 45 medici specialisti

Sono stati deferiti alla procura regionale della Corte dei Conti 45 medici specialisti che avrebbero utilizzato in maniera abusiva il ricettario. In particolare i dottori, tutti dipendenti delle aziende Usl e operanti in alcuni presìdi ospedalieri della provincia di Perugia, avrebbero prescritto medicinali fuori dai casi di necessità e urgenza. Favorendo pazienti, infermieri, altri colleghi ma anche amici e parenti stretti

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UOMINI DEL NUCLEO ANTI-SOFISTICAZIONE Perugia, 30 gennaio 2009 - Sono stati deferiti alla procura regionale della Corte dei Conti 45 medici specialisti che avrebbero utilizzato in maniera abusiva il ricettario. In particolare i dottori, tutti dipendenti delle aziende Usl e operanti in alcuni presìdi ospedalieri della provincia di Perugia, avrebbero prescritto medicinali fuori dai casi di necessità e urgenza. Favorendo in questo modo pazienti, infermieri, altri colleghi ma anche amici e parenti stretti come, in alcuni casi, madre o sorella.

 

I nomi dei 45 medici del secondo filone dell’inchiesta del Nas dell’Umbria iniziata diciotto mesi fa, sono finiti anche nel registro degli indagati della Procura: falso e abuso d’ufficio i reati contestati dalla magistratura. Secondo filone perché nella prima parte l’attività investigativa dei militari coordinati dal capitano Marco Vetrulli che hanno setacciato l’intera regione, ne aveva individuati oltre 150. I dati sono relativi all’attività svolta nel mese di gennaio. Stavolta, i danni erariali riscontrati nel settore della sanità pubblica si aggirerebbe intorno ai 200mila euro. E l’atto giudiziario prospetta l’ipotesi della rifusione alle casse del Servizio sanitario nazionale.

 

Per ognuno, ovviamente, in maniera diversa. Ritenendo di aver individuato violazioni del veto di sottoscrivere ricette imposto ai dipendenti della Sanità pubblica, gli inquirenti hanno consegnato i fascicoli alla magistratura contabile. Contenenti, caso per caso le prescrizioni dei farmaci, soprattutto antibiotici e antinfiammatori. Le perquisizioni hanno consentito di rintracciare circa 150 persone alle quali i 45 medici avrebbero rilasciato queste ricette.

 

Infrangendo un regolamento del 2001 che disciplina, appunto, l’uso del ricettario regionale: salvo qualche eccezione, i pazienti che si rivolgono per i più svariati motivi a uno specialista ospedaliero, devono poi tornare dal medico di famiglia per la trascrizione delle terapie. Non c’è nessuna questione economica considerando che il farmaco verrebbe comunque prescritto, etica o professionale poiché non è in dubbio l’appropriatezza della cura. Alla base una questione più che altro burocratica.

 

In una lettera al Presidente della Giunta e all’assessore alla Sanità, i settori medici di Cgil-Cisl e Uil, nel mese di luglio avevano scritto: "Criminalizzare in massa i medici perché talora avrebbero consentito a conoscenti o familiari di saltare la fila nell’anticamera del sanitario di famiglia? I medici dipendenti della sanità pubblica sono autorizzati ad utilizzare il ricettario loro affidato nei casi di urgenza e particolare funzionalità.

 

Così di norma si è fatto, prescrivendo quei farmaci che, comunque, sarebbero stati ordinati dal medico di famiglia. Terapie appropriate e non eccedenti rispetto alla singola esigenza. Dove è, dunque, il danno erariale? Perché gli specialisti dovrebbero prescrivere con minore appropriatezza dei medici di famiglia? La Regione dovrebbe premiare chi punta al mero risparmio curandosi delle attese del malato".

Enzo Beretta










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