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L'OMICIDIO DELLA STUDENTESSA INGLESE

"Amanda aprì la porta a Guede
e per Meredith fu la fine"

L’ivoriano - condannato col rito abbreviato a trent’anni di reclusione per lo stupro e l’omicidio di Meredith Kercher - non solo viene smentito dalla sua stessa versione dei fatti, ma pure 'dai suoi amici'. Cosicché, "all’imputato non si può credere, e non può riuscirci neppure chi vorrebbe farlo". Così in centocinque pagine il dottor Paolo Micheli demolisce la difesa di Rudy

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Perugia, 27 gennaio 2009 - Credere a Rudy Guede significherebbe fare un "sovrumano atto di fede". Perché l’ivoriano - condannato col rito abbreviato a trent’anni di reclusione per lo stupro e l’omicidio di Meredith Kercher - non solo viene smentito dalla sua stessa versione dei fatti, ma pure 'dai suoi amici'. Cosicché, "all’imputato non si può credere, e non può riuscirci neppure chi vorrebbe farlo". In centocinque pagine, depositate nel tardo pomeriggio dell’ultimo dei novanta giorni che aveva di tempo, il dottor Paolo Micheli demolisce la difesa di Rudy. Ma, nemmeno troppo indirettamente, anche quella dei coimputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito, per i quali è appena iniziato il processo davanti alla Corte d’assise del capoluogo umbro.

 

Secondo il giudice dell’udienza preliminare - che oltre ad avere giudicato Guede con il rito breve ha rinviato a giudizio gli ex fidanzatini - "la condotta criminosa fu posta in essere in concorso tra più autori". "Fu - sempre per Micheli - un accordo criminoso per entrambi i delitti (violenza sessuale e omicidio volontario) in capo a tutti i correi". E a fare entrare Guede in via della Pergola, "altri non può essere stata se non la Knox". Il giudice va oltre.

 

Nella sentenza inserisce il durissimo provvedimento che negava la libertà ad Amanda e Raffaele e disintegra l’ipotesi del ladro-killer solitario che le difese degli imputati vogliono giocarsi davanti alla Corte, accusando Guede di essere l’unico assassino della studentessa inglese. Per Micheli è provato che la scena del crimine "fu alterata". "Che qualcuno tornò in casa - scrive - provvedendo a imbastire la pantomima dell’ingresso clandestino dei ladri è stato già parimenti affermato", scandisce. Quel qualcuno però, secondo il giudice, non fu Guede. Le sue tracce biologiche in casa l’hanno infatti incastrato fin dall’inizio.

 

"Guede - sostiene Micheli - partecipò in termini assolutamente attivi all’azione congiunta di più aggressori, anche se non fu lui a sferrare materialmente il colpo mortale". Ma l’ivoriano, fuggito all’estero (in Germania) e poi arrestato, condivise il programma criminoso dei compartecipi. "Prima nell’idea di coinvolgere Meredith in un gioco sessuale allargato, anche a costo di ricorrere alle maniere forti; quindi, diventando pesante il gioco, nella violenza sessuale vera e propria e infine nell’omicidio dinanzi alla persistente resistenza della vittima".

 

Nella sentenza il gup frusta l’atteggiamento processuale di Rudy che negli interrogatori cambia e aggiusta la sua versione. Non solo in merito al falso appuntamento con Meredith la sera del delitto, il 31 ottobre 2007, e a quel fasullo 'bacio' ("quasi fosse un segreto di Stato" che Mez non aveva riferito ad alcuna delle sue amiche), ma anche rispetto alle successive accuse contro Amanda. "Non si può affermare, pertanto, che il 26 marzo 2008 le dichiarazioni (di Guede, ndr) sull’avere riconosciuto la voce di Amanda alla porta e sull’averne veduta la figura all’altezza del cancello furono una sorta di completamento della narrazione precedente...: furono invece un radicale cambio di rotta...".

 

Per Micheli "fu all’inizio che egli scelse di non coinvolgere altri, non trovando altrimenti spiegazione il suo tardivo ricordo della presenza della Knox, ed evidentemente mutò atteggiamento quando comprese che era qualcun altro a volerlo lasciar andare da solo di fronte al suo destino".

 

Il giudice non ha riconosciuto a Guede nemmeno le attenuanti generiche: "Non soltanto ha dichiarato il falso, ma si è letteralmente inventato una serie quasi infinita di fandonie". L’omicidio di Meredith è un reato che ha dimostrato "l’assoluta mancanza di freni inibitori e tendenza alla sopraffazione di soggetti più deboli". Per il giudice nemmeno l’ipotetico e tardivo tentativo di soccorso di Rudy vale un granché: c’è "una ragazza di vent’anni privata del bene della vita in circostanze così squallide e alla quale vennero arrecate sofferenze enormi solo per il disappunto di avere visto respingere pretese ignobili, come Meredith aveva il diritto di fare".

Erika Pontini










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