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IL DELITTO DI MARSCIANO

Papà Gerardo: "Io credo a mio figlio"
Ammonito il fratello: "Dica la verità"

All’inizio il padre di Spaccino diceva ‘Se ha sbagliato deve pagare’. Ora ad un anno e mezzo dall’omicidio ha cambiato idea. "Io gli credo, nel frattempo sono successe tante cose e ho sentito tante bugie..." racconta. "Tante volte gli ho chiesto di dirmi la verità poi un giorno in cella Roberto mi disse ‘Papà se non mi credi non venire più’. Da allora non ho avuto dubbi"

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Perugia, Roberto Spaccino (Crocchioni) Perugia, 19 dicembre 2008 - Papà Gerardo c’è. Come sempre. Doveva testimoniare nel processo al figlio, Roberto Spaccino accusato di aver ucciso la moglie Barbara Cicioni, incinta all’ottavo mese di gravidanza. Ma il suo esame è saltato. Tornerà l’8 gennaio, con la moglie Rita e il figlio Paolo. Ma da Compignano lascerà la sua ‘terra’ anche domani. Non può assistere al dibattimento fino a quando non avrà deposto ma davanti al tribunale viene sempre "...un saluto a mio figlio lo vengo a fare quando c’è il processo e poi vado in carcere due volte al mese".

 

All’inizio diceva ‘Se ha sbagliato deve pagare’. Ora ad un anno e mezzo dall’omicidio ha cambiato idea. "Io gli credo, nel frattempo sono successe tante cose e ho sentito tante bugie..." racconta. "Tante volte gli ho chiesto di dirmi la verità poi un giorno in cella Roberto mi disse ‘Papà se non mi credi non venire più’. Da allora non ho avuto dubbi". Anche Paolo la pensa così: "Quando l’hanno arrestato ho pensato che fosse stato lui. Poi però...".

 

"All’inizio dicevano addirittura che l’avessimo aiutato" spiega l’anziano Gerardo, tre figli maschi, nove fratelli. Una grande famiglia, un 'clan' come è stato ribattezzato asserragliato nel borgo di Vocabolo Montestradello. E via pezzetti di un’altra verità, quella degli Spaccino, su quella giovane coppia, su qualche ‘bisticciata’, sulle cene fuori e le serate a ballare il liscio. "Lei non può capire per me che dolore è. Barbara era come una figlia e i miei nipoti non li vedo da otto mesi" è la mamma, Rita. Dentro l’aula sta parlando Stefano, l’altro figlio. Ma la sua è una deposizione a singhiozzo, zeppa di ‘non ricordo’.Fino ad essere ammonito, per due volte.

 

Una, quando sostiene che il maresciallo dei carabinieri li invitò a scrivere una lettera per far confessare Roberto. Il pm Antonella Duchini lo avverte: "Sta parlando di un pubblico ufficiale che ha già testimoniato". Tutt’altra versione. Stefano non ricorda nemmeno le sue parole, intercettate quando dice che "secondo me, capito, hanno litigato come sempre, poi lui che fa, gli avrà dato un boccatone". Rispondendo all’avvocato Luca Gentili spiegherà poi che erano solo 'commenti' ma di non aver mai saputo se Roberto avesse ucciso Barbara.

 

"Una volta ci ho provato a prendere mio fratello per parlarci da uomo a uomo, volevo un chiarimento e lui mi si rivoltò quasi...‘io non ho niente da nascondere’ mi disse". Nel corso dell’esame sono emersi anche i presunti maltrattamenti subiti dalla moglie Claudia che gli fece inviare una lettera da un legale. Stefano non ha saputo collocare esattamente il momento del suo arrivo nella villetta la notte del delitto. Molto più precisa invece la ricostruzione di Valeria Pasquini, moglie del gemello Paolo e amica di Barbara.

 

"Ho sentito suonare al citofono - ha raccontato - era Roberto che diceva a me e a mio marito Paolo di correre perché gli erano entrati i ladri in casa. Poi anche qualcosa di Barbara che lì per lì non ho capito. Sono entrata in camera e Roberto le stava accarezzando i capelli ma gli ho detto di fermarsi per non fare danni più gravi, come quando succedono gli incidenti. Dal telefono sopra il comodino ho chiamato il 118 ma il mio pensiero era soprattutto quello di non far vedere ciò che era successo ai bambini, che dormivano nella loro stanzetta".

 

Quando sono arrivati i medici "insistevo perché facessero qualcosa, non poteva essere morta...anche se avevo sentito che era fredda. Almeno la bambina salvatela. Niccolò dormiva profondamente, Filippo era confuso e mi ha chiesto: ‘Zia, la mamma?’. Io li ho portati a casa mia". Sul banco dei testimoni anche il medico di famiglia, Leonello Scaleggi: "Quella notte sono andato a casa della madre (Rita ndr.) a visitarla dopo che aveva avuto un attacco di panico. Lei piangeva sulla poltrona e Roberto provava a tranquillizzarla: ‘Speriamo che non succeda nulla, mamma stai tranquilla vedrai che si risolverà tutto’. Era teso e preoccupato ma della moglie non disse niente". 

Erika Pontini, Enzo Beretta










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