Si è conclusa la fase delle repliche dell'accusa: secondo la ricostruzione dei pm Comodi e Mignini le tracce trovate sui gancetti sono la prova della violenza sessuale e dell'agguato dei tre nei confronti di Meredith. I due hanno inoltre 'smontato' in ogni suo punto la ricostruzione dei fatti operata dai legai di Raffaele Sollecito
Perugia, 27 ottobre 2008 - I pm Giuliano Mignini (nella foto) e Manuela Comodi, nel corso della loro replica davanti al giudice Paolo Micheli, hanno confermato la loro tesi: non c'è stata contaminazione. Secondo la loro ricostruzione le tracce trovate sui gancetti sono la prova della violenza sessuale e dell'agguato dei tre nei confronti di Meredith. E' stato utilizzato dall'accusa un reggiseno portato appositamente in aula per dimostrare la non contaminazione del reperto 'uffciale'.
Mignini e Comodi hanno anche 'smontato' punto per punto la ricostruzione fatta dagli avvocati di Raffaele Sollecito sulle telefonate partite dal cellullare di Meredith. Secondo i legali del ragazzo pugliese il killer avrebbe accidentalmente fatto partire una chiamata ad una banca inglese - prima di sbarazzarsi degli apparecchi - intorno alle 22. Per gli avvocati, a quell'ora Meredith era già stata accoltellata. Raffaele Sollecito - sempre secondo la difesa - è stato al computer fino alle 21.30 a casa sua.
In venti minuti dunque non avrebbe potuto avviare in concorso la violenza sessuale e poi l'omicidio. Questa ricostruzione però non convince affatto i pm.
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