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IL MARESCIALLO AL TELEFONO COL RUMENO

"Torna, non avere paura":
così hanno convinto Ionut

La febbrile chiamata dal cellulare del fratello è durata a lungo. Il giovane sarebbe stato in qualche modo rassicurato circa l’esito del suo 'assalto' alla poveretta, inoltre gli è stato spiegato che non sarebbe potuto andare lontano, essendo l’intera zona battuta palmo a palmo dai militari. Poi l'omicida è apparso in sella al motorino

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Spoleto, maresciallo Alvaro Biagioni (foto Minni) Spoleto, 8 ottobre 2008 - "Ionut, non aver paura e torna qui, così potrai spiegare quello che è accaduto". Ha dovuto dare fondo a tutte le proprie capacità di persuasione, il maresciallo Alvaro Biagioli (nella foto), in forza al Radiomobile dei carabinieri di Spoleto, per convincere Ionut Farcas, il brutale omicida, a rientrare a casa e, di fatto, a costituirsi.

 

Il militare - scoperto, insieme ai propri colleghi, il corpo senza vita di Elena - ha utilizzato il telefono cellulare del fratello del rumeno per chiamarlo. L’uomo, in fuga da ore sul proprio ciclomotore, ha risposto subito e a questo punto è iniziato un trafelato dialogo, durato tre quarti d’ora, nel quale è intervenuto a più riprese anche il fratello dell’assassino, che ha collaborato attivamente con le forze dell’ordine che era stato lui stesso a chiamare.

 

Il giovane sarebbe stato in qualche modo rassicurato circa l’esito del suo 'assalto' alla poveretta, inoltre gli è stato spiegato che non sarebbe potuto andare lontano, essendo l’intera zona battuta palmo a palmo dai militari. Colloquio difficile, anche perché, dall’altro capo, il giovane appariva in stato confusionale, alternando giustificazioni ad accuse nei confronti della donna. Si è trattato di un contatto telefonico che è stato a più riprese sul punto di spezzarsi, ma ogni volta 'ripreso', con grande abilità, dall’esperto maresciallo.

 

Alla fine si è udito il rumore del motorino del giovane rumeno che faceva rientro lungo la strada in prossimità della casa del delitto. Ionut, stralunato, è stato a quel punto fermato dai carabinieri. Egli viveva da diverso tempo in quella casa di Bastardo, nel 'Villaggio' costruito negli anni Sessanta, un tempo abitato dai dipendenti dell’Enel e ora occupato da molte famiglie extracomunitarie.

 

Da circa sei mesi in quella stessa casa era arrivata la sua fidanzata, Elena, residente nel Comune di Gualdo Cattaneo. Stando al racconto di alcuni giovani che vivono nelle vicinanze dell’abitazione nella quale si è consumato il delitto, Ionut era un lavoratore, occupato come muratore in vari cantieri della zona, e non aveva mai dato, in precedenza, segnali tali da ritenerlo capace di tanta violenza.

 

Poco si sa, invece, su Elena, conosciuta dal ragazzo circa un anno fa. Avrebbe lavorato in passato come badante, ma da tempo non aveva occupazione. La si vedeva poco in giro ma molti, tra quanti vivono nei paraggi, erano a conoscenza dei continui litigi tra i due. Lei chiedeva spiegazioni circa le ripetute assenze del giovane compagno, il quale non di rado trascorreva il proprio tempo libero lontano dalla ragazza.

 

Nel frattempo la Procura di Spoleto ha attivato contatti con l’autorità diplomatica rumena per informare dell’accaduto i familiari della giovane. Farcas è stato interrogato a lungo nella nottata tra lunedì e martedì. E’ difeso dall’avvocato Paolo Feliziani, del foro di Spoleto. Il giovane rumeno è stato rinchiuso nella casa di reclusione di Spoleto, in attesa della convalida dell’arresto, che si dovrebbe tenere oggi. 










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