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L'INIZIATIVA

Scuola, le riforme. Segnalateci cosa non va

Le modifiche stanno per entrare in vigore. Cosa ne pensi delle novità introdotte nel mondo dell'istruzione? Mandaci la tua segnalazione a cronaca.perugia@lanazione.net  oppure a nazioneonline@quotidiano.net

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Spett.le Redazione,

siamo un gruppo di genitori e insegnanti della Scuola Elementare A. Gabelli del quartiere di Case Bruciate che vorrebbero portare all’attenzione della pubblica opinione – genitori, nonni, bambini e tutta quella cittadinanza che ha a cuore le sorti della scuola pubblica – gli effetti del Decreto del Ministro dell’Istruzione Gelmini. I punti nodali di tale decreto, che entro la fine di ottobre sarà convertito in legge, sono i seguenti: Il tempo scuola per i nostri figli/alunni dalle 30 ore attuali passerà a 24 ore settimanali: dalle 8.00 alle 12.00. Ci chiediamo cosa faranno i nostri ragazzi dopo mezzogiorno. I più fortunati (i più ricchi?) avranno più tempo per l’inglese, l’informatica, lo sport, il teatro. Ma tutto fuori dalla scuola a pagamento! Alcune discipline verranno accorpate, altre verranno eliminate con un’ulteriore riduzione dei contenuti.

 

Gli alunni per ogni classe arriveranno ad essere anche 30. Non dimentichiamo che tra questi ci saranno anche ragazzi di varie nazionalità che vanno alfabetizzati ed altri che sono diversamente abili. Senza la compresenza degli insegnanti non si potrà rispondere alle loro esigenze per attivare un insegnamento il più possibile individualizzato che risponda a queste differenti esigenze. Non sarà più possibile fare uscite o visite didattiche sul territorio. Fino ad ora le visite d’istruzione erano possibili grazie alla presenza di più docenti (un docente ogni 15 ragazzi); ora con uno soltanto gli studenti non potranno più uscire dalla classe e la scuola si chiuderà in sé come una monade lontana dal mondo esterno. I servizi amministrativi verranno ridotti; la vigilanza e l’assistenza degli alunni diversamente abili sarà annullata. Sul piano della didattica dovremo subire un forte impoverimento dell’offerta formativa.

 

Pesiamo alla realtà che ci si prospetta: il maestro unico dovrà insegnare tutte le materie, per tutto il programma previsto nei cinque anni e dovrà aggiornarsi su tutto e in un solo anno perché non è previsto alcun tipo di sperimentazione e aggiornamento per i docenti. Ma i nostri maestri da circa 20 anni insegnano una sola disciplina; si sono formati e hanno lavorato con modalità in cui hanno sempre creduto e che li ha portati a specializzarsi fino a diventare via via sempre più professionali e competenti. Noi genitori li vediamo ogni giorno, conosciamo l’impegno silenzioso e quotidiano che li sostiene, ci fidiamo di loro e cerchiamo di aiutarli in un compito così complesso qual è l’educazione dei nostri figli. Sappiamo che questi docenti sono abituati a lavorare in un gruppo e ciò consente un confronto continuo con le problematiche scolastiche. Ciò permette, ne siamo convinti, di evitare i rischi (sempre in agguato) di personalismo e di rigidità; offre in cambio agli alunni e alle famiglie un sapere interdisciplinare fatto di una pluralità di stili e modelli educativi. Questo alla fine significa la crescita globale dei nostri figli.

 

E allora ci chiediamo: come è possibile tutto questo con un unico maestro? Come si può pensare che da solo possa rispondere a queste consolidate esigenze di progettazione comune, di dialettica e di esperienza che da sé sole costituiscono un inestimabile patrimonio culturale per il nostro paese? Come pensiamo che possa da solo affrontare la maggiore curiosità, versatilità e complessità delle nuove generazioni, da un lato immerse in una varietà di stimoli e sollecitazioni, dall’altro spesso penalizzate da problematiche forti: attenzione, comportamento, cultura ed etnia differenti. Noi genitori siamo abituati ad un confronto a più voci su questi aspetti con degli insegnanti che a loro volta sono abituati a rapportarsi l’uno con l’altro in pari reciprocità. Tutto questo arricchisce la scuola e invece la si vuol impoverire e mortificare. Perché? Riteniamo purtroppo che l’obbiettivo principale di questa Riforma sia quello di tagliare via posti di lavoro nell’ottica più generale di un manovra finanziaria che vede tutti i mali concentrati nel pubblico impiego, luogo di “fannulloni”, di sprechi e di inefficienza. Noi invece conosciamo una scuola, com’è ormai quella elementare, che spesso ci chiede di contribuire persino nella carta per la fotocopiatrice, nella ginnastica, nella musica, piccole cose concrete che dovrebbero rientrare nel concetto pubblico, gratuito e garantito per tutti.

 

Eliminati i docenti del tempo pieno (27mila circa); eliminati quelli del modulo (55mila circa), nel giro di un anno dovrebbero sparire 83 mila insegnanti dalle elementari. Il fine: risparmiare, come vuole Brunetta, 8 miliardi di euro. Purtroppo questa enorme cifra non verrà reinvestita nell’istruzione ma andrà a coprire i “buchi” di bilancio di altre amministrazioni pubbliche. E allora, indignati e preoccupati, ci chiediamo come può la riforma portare ad un miglioramento della qualità della scuola pubblica?

UN GRUPPO DI GENITORI E INSEGNANTI DELLA SCUOLA PRIMARIA A. GABELLI DI CASE BRUCIATE (4° CIRCOLO DIDATTICO)
 










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