L'accusa che gli viene mossa è quella di concorso in omicidio volontario. E il clandestino ha preferito questo alle possibili ritorsioni di cui sarebbe potuto rimanere vittima da parte dei nigeriani, che qualche ora dopo l'assassinio avevano aggredito con una coltellata al polmone un marocchino al parco della Verbanella
Perugia, 29 luglio 2008 - Con i capelli rasati a zero e senza l’orecchino si è andato a costituire ieri mattina in questura l’algerino che ha preso parte all’omicidio di Kingsley Emwinmaruhamwan. Il nigeriano di 25 anni era stato assassinato in piazza del Bacio una decina di giorni fa da un altro nordafricano, Lohiri Nassredin, tunisino rintracciato dalla squadra mobile a Ponte Rio anche grazie ai filmati delle telecamere a circuito chiuso di una gioielleria; in un paio di minuti di quelle immagini in bianco e nero si capisce la dinamica del delitto di quella notte.
L’accusa che viene mossa al ragazzo, sottoposto a fermo di polizia giudiziaria (si è presentato in questura senza i documenti d’identità) è quella di concorso in omicidio volontario. Il clandestino, senza fissa dimora, ha preferito dunque il carcere alle eventuali ritorsioni di cui sarebbe potuto rimanere vittima da parte dei nigeriani, che qualche ora dopo l’omicidio avevano aggredito con una coltellata al polmone un marocchino al parco della Verbanella.
Era spaventato il ragazzo quando negli uffici del terzo piano della questura ha fornito agli uomini del dottor Marco Chiacchiera le sue generalità e con un italiano stentato ha parlato dei suoi rapporti con Nassredin e della conoscenza con il nigeriano colpito a morte con un coltellaccio di 35 centimetri ritrovato sul luogo del delitto e diventato oggetto degli studi della Scientifica. Nei filmati estrapolati dalle telecamere si vede che l’algerino si avvicina ai due mentre parlottano vicino alla porta della gioielleria 'Renga': indossa jeans a pinocchietto e una t-shirt chiara con bande laterali e cucitura a forma triangolare dietro la schiena.
Raggiunge i due dal corridoio con passo sbilenco e spavaldo: si avvicina al muro del corridoio e sembra estrarre qualcosa dal muro, forse quel coltello che finirà nell’addome di Kingsley per quel colpo inaspettato e letale che qualche ora dopo gli stroncherà la vita. Dopo quel gesto punitivo contro il nigeriano entrambi i ragazzi scappano di corsa, Lohiji mentre fugge con la coda dell’occhio continua a guardare il nigeriano mentre si tocca la ferita da sotto la camicia che si sta sporcando di sangue.
Ancora non sono chiarissime le motivazioni che hanno portato a un gesto così violento in un’ora (erano le 1,21) in cui c’erano ancora stranieri in giro per piazza del Bacio. Durante il primo interrogatorio l’omicida aveva confessato al pubblico ministero Manuela Comodi - che coordina le indagini - che sarebbe stata una lite precedente al delitto, condita da una bottigliata in testa e un insulto alla madre, ad aver scatenato la sua ira.
Anche il tunisino, che davanti ai filmati che gli sono stati mostrati dalla Polizia non ha potuto far altro che ammettere le sue colpe, era un clandestino che si arrangiava a dormire sulle panchine dei parchi pubblici o in auto abbandonate, e per avere qualche soldo in tasca come molti suoi connazionali a Perugia spacciava. Restano da capire i collegamenti tra le bande rivali: i nordafricani per 'tradizione' spacciano hashish e eroina, i nigeriani oltre che nel fruttuoso mercato della prostituzione sono impegnati nello spaccio della cocaina.
Probabilmente dunque uno sgarro, o la volontà di allargare il giro degli affari a discapito dell’altro gruppo. Passate ruggini legate a interessi non onorati oppure un messaggio per far capire che la paura non appartiene al dna di quella gang?
Proprio quella paura invece ha portato l’algerino (che si è costituito ieri alle 8,30 in questura) prima a tagliarsi tutti i capelli col rasoio, e poi a togliersi un segno di riconoscimento identificativo come sarebbe potuto essere il brillante all’orecchio. La squadra mobile gli stava alle calcagna, prima o poi sarebbe comunque stato preso, dalla polizia o dai nigeriani che gliel’avevano giurata.
Enzo Beretta
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