Sarebbero arrivate le prime ammissioni: durante gli interrogatori per le indagini preliminari, un tecnico di un'impresa che si è aggiudicata alcuni appalti pubblici banditi dalla Provincia, avrebbe ammesso che il sistema dell'assegnazione delle gare funzionava esattamente come teorizza il pm
Perugia, 18 giugno 2008 - Ci sarebbero le prime ammissioni. Un tecnico di un’impresa che si è aggiudicata alcuni appalti pubblici banditi dalla Provincia lo scorso anno, avrebbe ammesso che il sistema dell’assegnazione delle gare funzionava proprio come teorizza il pubblico ministero. Anche ieri mattina il giudice per le indagini preliminari, Claudia Matteini, ha continuato a interrogare dieci dei 27 indagati che si trovano agli arresti domiciliari, per la vicenda degli appalti pubblici pilotati.
L’inchiesta, che ha portato alla custodia cautelare di altre otto persone (in totale sono 35) riguarda una serie sterminata di gare pubbliche bandite dalla Provincia di Perugia e coinvolge imprenditori e funzionari pubblici accusati di turbativa d’asta, corruzione, concussione fino all’associazione per delinquere. La prima a essere ascoltata ieri, alla presenza anche del pm, è stata Venera Giallongo, accusata di "collusioni consistite nell’indicare a due imprenditori le carenze tecniche del progetto sulla ristrutturazione della Rupe di Massa Martana, nonché di come adeguarlo a quanto richiesto dal bando di gara e successivamente nell’assegnare al progetto medesimo, una valutazione tale da consentire al Carini ed al Bico di vincere la gara". La donna, difesa dall’avvocato Luciano Ghirga, si è avvalsa la facoltà di non rispondere.
Giovanni Rinalducci che si è occupato di una parte della ripulitura delle sponde del Tevere è invece accusato di turbativa d’asta (insieme ad altri imprenditori) e di corruzione. Difeso dall’avvocato Francesco Falcinelli, l’imprenditore ha spiegato che gli appalti sono stati ottenuti regolarmente e che i lavori sono stati eseguiti a regola d’arte. Il committente, infatti, non si è mai lamentato. E ha respinto con forza l’accusa di aver distribuito mazzette. Per lui Falcinelli ha chiesto la revoca dei domiciliari.
Si è avvalso invece della facoltà di non rispondere Silvio Topo, direttore tecnico dell’omonima azienda. Topo è difeso dall’avvocato Nicola Di Mario. Anche per lui l’accusa è di turbativa d’asta e corruzione. Tra gli indagati ascoltati ieri mattina dal gip nell’interrogatorio di garanzia anche Marco Bondini (imprenditore di Castel Rigone), Stefano Ricci di Castiglione del Lago, Sergio Marguitti ex direttore Tecnico della Edilteve spa, Orfeo Brunelli socio della Brunelli costruzioni, Francesco Commodi, direttore della Brunelli costruzioni, Sandro Broganelli titolare dell’omonima impresa e Giustiniano Baldelli, amministratore della Cogife.
Stamattina ultima tornata di interrogatori, sempre per le persone che si trovano agli arresti domiciliari. Mentre i personaggi in carcere sono otto, quattro imprenditori privati e quattro dirigenti dell'amministrazione provinciale di Perugia. Agli altri destinatari dei provvedimenti sono stati concessi gli arresti domiciliari. L’operazione messa in campo dalla procura è il frutto di indagini iniziate poco più di un anno fa e culminate nei sequestri eseguiti nei giorni scorsi negli uffici della provincia di Perugia, della Regione Umbria, dell'Anas e di alcune imprese locali e che hanno avuto ad oggetto proprio la documentazione riguardante detti appalti.
A Spello, dal 4 al 6 luglio, si terrà l'edizione 2008 del Flower Film Festival, la rassegna cinematografica internazionale ispirata ai fiori, al verde, all'ambiente, alla natura e al paesaggio. Protagonisti della rassegna saranno opere cinematografiche, televisive e documentaristiche, presentate da grandi nomi del cinema e della televisione e da autori emergenti italiani e stranieri.