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OMICIDIO DI MEZ

"Amanda ha subìto abusi. Per questo ha confessato"

La famiglia di Amanda Knox ha parlato per la prima volta con un giornale non americano, scegliendo il Sunday Times, per raccontare la storia della figlia. La mamma e il papà si sono presentati con la sorella di Amanda, difendendo la detenuta a spada tratta e lanciando pesanti accuse nei confronti della polizia

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giallo di perugia, amanda knox Perugia, 16 giugno 2008 - La famiglia di Amanda Knox, la ventenne americana in carcere per l’omicidio di Meredith Kercher, ha parlato ieri per la prima volta con un giornale non americano, scegliendo il Sunday Times per raccontare la sua storia. La mamma e il papà di Amanda, che hanno divorziato quando 'Foxy' aveva 2 anni e sono ambedue risposati con figli, hanno voluto recitare la parte della famiglia unita, presentandosi all’intervista con la sorella di Amanda, Deanna, e difendendo la detenuta a spada tratta, descrivendola come una ragazza studiosa, composta e fidata.

 

Deanna ride alla ricorrente descrizione della sorella come mangiatrice di uomini: "Non ci credo. Amanda è sempre stata un maschiaccio e non ha mai avuto esperienze prima dei 19 anni. Il soprannome Foxy (che ha un sottotono erotico, ndr) viene dal suo nickname sul campo di calcio. Io che sono più piccola le spiegavo quello che doveva fare, altro che mangiatrice di uomini".

 

Insomma, Amanda, secondo loro, è una ragazza pulita, a posto e soprattutto completamente innocente: il giallo di Perugia non la riguarda. Edda e Curt Knox, rispettivamente 45 e 47 anni, hanno parlato a lungo con il reporter investigativo del prestigioso quotidiano inglese, sparando a zero sul sistema giudiziario italiano e soprattutto sul procuratore Giuliano Mignini. La mamma di Amanda dichiara subito: "Siamo molto preoccupati per nostra figlia, soprattutto perché lo stesso procuratore è stato coinvolto in un altro caso". Il padre Curt rincara la dose, elencando le 'mancanze' del nostro sistema giudiziario, di cui sarebbe stata vittima la figlia e confermando di non fidarsi nel modo più assoluto "di chi si occupa del caso".

 

Curt aggiunge: "Hanno deciso di processare nostra figlia attraverso i media invece che cercando l’evidenza fisica delle accuse. L’investigazione è stata mal gestita. Questo mi fa disperare. Se fosse negli Stati Uniti, Amanda sarebbe già fuori dal carcere".

 

Non contenti, i due hanno poi accusato la polizia di maltrattamenti nei confronti della figlia. "Amanda ha subìto abusi fisici e verbali - dice il padre Curt -. Ci ha raccontato che un poliziotto l’ha presa a sberle sulla testa, con la mano aperta, come minimo due volte. E poi la polizia le ha detto: "se prendi un avvocato, le cose peggioreranno per te". E ancora: "se non ci dici quello che è successo, andrai in prigione per molto tempo". Edda aggiunge, con le lacrime agli occhi: "Le hanno detto che non avrebbe mai più visto la sua famiglia, che per lei è tutto". Poi raccontano che Amanda avrebbe loro fornito la descrizione del poliziotto schiaffeggiatore, ma per ragioni legali non sarebbero propensi a renderla pubblica.

 

La coppia, che ha messo insieme un team di esperti - ci sono anche un pr e due avvocati italiani - si sarebbe decisa a parlare con un giornale non americano per fare sentire la loro parte della storia, contro l’esplicito consiglio dei legali italiani. La loro intenzione è dimostrare l’innocenza della figlia attraverso la "totale mancanza di prove" contro di lei, nonostante Amanda abbia già firmato una sorta di confessione dell’omicidio, poi ritrattata. "L’unica prova sono le sue impronte digitali sulla lama del coltello", convengono i genitori, "ma Amanda è una che cucina. È normale che ci siano le sue tracce su un coltello da cucina".

 

I due raccontano anche che la confessione sarebbe stata estorta alla ragazza, tenuta in cella per nove ore senza acqua né cibo dalla polizia, senza neanche la presenza di un traduttore. "Amanda studiava l’italiano - dicono i genitori -, ma non lo conosceva a sufficienza per poter firmare delle carte così importanti". Deanna, la sorellina, dice che Amanda le avrebbe poi confessato: "Non ho mai avuto così tanta paura in tutta la mia vita". I tre non vedono l’ora di riaverla a casa e sono già andati a trovarla in carcere.

 

"Sono incontri sconvolgenti - racconta il padre, commosso -. La prima volta ha pianto mezz’ora tra le mie braccia". E la madre aggiunge, tra le lacrime: "È così difficile andarcene e lasciarla lì. È un dolore insopportabile". 

Deborah Bonetti










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