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SETTE PERSONE NEI GUAI

Buco in Comune, indagini chiuse

Sette indagati tra funzionari e consulenti per l'inchiesta perugina. Tutti sono, secondo la procura, responsabili a vario titolo dell'ammanco di denaro registrato nel 2005, e negli anni precedenti, nelle casse di Palazzo dei Priori

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buco di bilancio Perugia, 10 giugno 2008 - L'inchiesta sul buco di bilancio del Comune di Perugia, è ufficialmente chiusa. E nell’elenco degli indagati ci sono sette persone, responsabili a vario titolo, secondo la procura, dell’ammanco di denaro registrato nel 2005 (ma anche negli anni precedenti) nelle casse di Palazzo dei Priori.

 

Si tratta di funzionari e consulenti che secondo il pubblico ministero, Sergio Sottani (nella foto), hanno provocato un consistente disavanzo di amministrazione. E la responsabilità, sempre per il magistrato, non è chiaramente solo di carattere amministrativo, ma anche penale. Dopo verifiche, riscontri, montagne di carta lette e rilette con attenzione, i conti non tornano. Ma non tornavano già 5 anni fa.

 

Il buco dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Renato Locchi è ora un’inchiesta ufficialmente chiusa con nomi e cognomi dei presunti responsabili di un falso ideologico e truffa i danni dello Stato che tra il 2002 e il 2005 portò il Comune di Perugia ad approvare esercizi di bilancio ‘positivi’ e a rientrare a pieno titolo nei comuni ‘virtuosi’, ma che in realtà, secondo la procura, tutto erano meno che dei bilanci a posto.

 

Ieri srea le notifiche dell’avviso di conclusione delle indagini (articolo 415 bis, codice procedura penale) erano ancora in corso e non tutti gli indagati sono quindi ancora a conoscenza delle imputazioni. Indagati che rispondono ai nomi di Giuliano Vergari (responsabile al tempo del settore Tributi del Comune), Giuliana Bazzurri (funzionario del Bilancio), Luciano Castellani (ex direttore generale di Palazzo dei Priori), Ugo Mariuccini, Marino Raichini e Stefano Mazzoni (i tre consulenti che hanno rifatto il bilancio consuntivo del 2005) e Pieluigi Lo Noce (funzionario della Sorit, la società di riscossione dei crediti).

 

Per quest’ultimo, insieme a Vergari, l’accusa è di truffa ai danni dell’ente pubblico. Secondo la procura (ma su questo aspetto indaga anche la Corte dei Conti) ci sarebbero, infatti, settecentomila euro di fatture per servizi extra pagate, almeno in parte dal Comune di Perugia alla Sorit. Ma che non troverebbero reale giustificazione. E che quei servizi non fossero ‘giustificati’ risulta anche dalla richiesta di rimborso avanzata formalmente dal Comune alla vecchia agenzia di riscossione.

 

Per gli altri indagati l’accusa è invece di falso ideologico. A questa conclusione investigativa sarebbe arrivato Sottani in base all’attenta lettura degli atti comunali, delle rendicontazioni e delle relazioni al bilancio degli ultimi quattro anni. Ma anche grazie alla relazione dell’ispettore Luciano Cimbolini che in un voluminoso dossier di 200 pagine fece, per conto della Corte dei Conti, le pulci ai conti di Palazzo.

 

I dubbi da sciogliere sono sempre gli stessi: l’erronea - o falsa - iscrizione a bilancio delle anticipazioni Sorit per qualcosa come quasi 11 milioni di euro; l’iscrizione come crediti esigibili di vecchie e dimenticate prospettive di entrata e una serie di rapporti economici tra il Comune ed altri soggetti pubblico-privati. I legali degli indagati (avvocati Francesco Falcinelli, Nicola Di Mario, Franco Libori, Raffaello Agea) hanno ora venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati, o chiedere di rendere spontanee dichiarazioni, o presentare documentazione e memorie e o chiedere al pubblico ministero di disporre nuove indagini. 










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