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LA SFIDA DELLA MOBILITA'

Autobus, confusione e proteste
La rivoluzione è partita tra i disagi

La trasformazione degli autobus è servita: addetti alle informazioni presi d'assalto. "Per via Pellas devo prendere l'8?", chiede una signora, "L'8 se lo scordi". Sì, perchè da ieri gli autobus sono contrassegnati dalle lettere: dalla A alla Z, c'è tutto l'alfabeto

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autobus Perugia, 10 giugno 2008 - "Io lo dico da mo’ che tocca annà a fa caciara sotto ar Comune". Il commento di un’anziana signora di Roma è la sintesi di una giornata carica di nervosismo, impazienza, disagi. La rivoluzione degli autobus è servita. Arriva in coincidenza con la chiusura delle scuole. E va detto che ogni anno questo è il giorno in cui le corse dei pullman si riducono. Ma assorbire la novità, tutto d’un fiato, non è uno scherzo.

 

La sanno in Comune, lo sanno all’Apm. La giornata è lunga. Sono le 9,30. In piazza Partigiani si formano continui capannelli di persone che chiedono spiegazioni ai controllori. La barista del chiosco è infuriata. "Uno si può alzare all’alba e non trovare più l’autobus che lo posta al lavoro? Mi sono alzata alle quattro e mezzo". "Certo - commenta un cliente - detto da te che lavori a un metro dall’ufficio informazioni...". E proprio l’info point di Apm è pieno. Gente in fila, con ben quattro addetti a fornire nomi, numeri (anzi lettere) e orari. Sì perchè da ieri gli autobus sono contrassegnati da lettere: dalla A alla Z c’è tutto l’alfabeto. "Per via Pellas devo prendere l’8?" chiede una signora all’autista. "L’8 se lo scordi, lo cancelli" ripete lui per la centesima volta.

 

La sua calma è invidiabile. Ognuno che arriva vuol sapere tutto e subito. Le sue risposte sono sempre cortesi. Sorride, guarda un ragazzo e gli dice. "Ragazzi io sono cotto". Poi invece ricomincia a sfogliare il suo libretto e dare indicazioni. "Per la stazione deve prendere l’A o lo D?" chiede uno. "Dovrei andare a Ingegneria, come faccio?". domanda un altro. "Per andare laggiù è complicatissimo" replica mezzo sconsolato l’autista.

 

"Bisogna stare calmi è il primo giorno. Tra un pò ci faremo l’abitudine" dice Mourad, marocchino, che sta a fianco dell’addetto Apm. Ha l’aria serafica, tranquilla, non si scompone. "Un po’ di pazienza, si risolverà tutto". "Non mi sta bene, così non mi sta bene" ripete quasi fino allo sfinimento Giuliano che insieme alla figlia viene da San Nicolò. "Perchè ci sono autobus che arrivano a piazza Italia e altri no?". "Suvvia" gli ribatte una donna, "c’è la scala mobili e dieci metri!". Il dibattito è acceso.

 

Chi scende dal pullman è piuttosto smarrito. E’ come se tanti perugini fossero arrivati a Perugia per la prima volta. E non sanno come muoversi. "Sò a piazza d’Armi. Sto aspettà ’l libretto" dice Gabriella al telefono, mentre parla con una collega di lavoro. "Giuro che non rifaccio l’abbonamento. E ritiro fuori la macchina. Io abito a Monteluce, prendo il pullman quattro volte al giorno. Glielo darei io il minimetrò...". Alla stazione di Fontivegge stesse scene. Qui, però, sono arrivati i libretti con gli orari. Averli ormai è una questione di principio: sei scatoloni finiscono in men che non si dica.

 

La fila davanti all’Info point è notevole: sembra di essere a Eurochocolate. Nelle paline di piazza Vittorio Veneto, come nella gran parte della città, mancano ancora le indicazioni per le linee, le metrolinee insomma. Ci sono soltanto sulle tabelle, affisse al palo. Bastano? Non bastano? Punti di vista. Al primo sguardo però, uno si smarrisce. E sempre alla stazione c’è la piantina di Perugia che indica ancora i vecchi bus, con i numeri, che salgono in centro. E il minimetrò? Gli autisti ci provano a indicare alla gente che a cento metri c’è la fermata.

 

Ma, sempre in piazza Vittorio Veneto, trovare un 'M' di Minimetrò è una caccia al tesoro. Ce n’è una, minuscola e quasi invisibile, per chi scende dal treno. E una in fondo al binario: ma bisogna avere un’ottima vista. Questo delle indicazioni è un bel dilemma: la metropolitana gira da più di quattro mesi, ma sulle 'M' si va davvero al risparmio. E intanto c’è chi raccoglie firme, come alcuni dipendenti Inpdap e senteznia: "Non finisce qui". 

Michele Nucci










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