Iscriversi all'Università di Perugia costa 878 euro di tasse, 82 in più ella media italiana. "Abbiamo spese correnti incomprimibili e troppo elevate - dice il rettore Bistoni - non coperte da adeguati finanziamenti pubblici. In questa condizioni non possiamo farcela"
Perugia, 10 giugno 2008 - I costi si moltiplicano, come in una famiglia che va ogni giorno a fare la spesa. L’esborso per pagare i docenti è aumentato del 67 per cento in sette anni, l’importo degli stipendi del personale non docente è cresciuto del 28%. Nel frattempo, però, i contributi statali non riescono nemmeno a coprire il tasso di inflazione: alle Università italiane viene garantito solo l’1,7% della spesa pubblica erogata per i servizi, a fronte del tre per cento di media europea. I dati sono stati diffusi dal Ministero per la ricerca ed elaborati dal centro studi del 'Sole 24 ore'.
Se le spese aumentano e le entrate pubbliche rimangono le stesse, per far sopravvivere gli atenei ci sono solo due strade: cercare finanziamenti privati e ‘ spremere’ le famiglie degli studenti sottoforma di tasse universitare. Lo Studium perugino, peraltro, non ha nemmeno esagerato. A ciascun allievo chiede, in media, 878 euro all’anno per l’iscrizione. Il riferimento nazionale è di 796 euro, di 82 euro inferiore rispetto al balzello umbro.
Ma il rapporto con le Università limitrofe non boccia Perugia: Siena chiede 1.149 euro a testa, Firenze 957 e solo Camerino fa lo sconto, con 707 euro di tasse complessive. Il problema, piuttosto, è un altro: tutti gli atenei del Mezzogiorno, ad eccezione di Napoli, hanno fissato imposte annuali inferiori a 700 euro pro-capite. Agganciando questo dato al fiorire delle facoltà a sud di Roma, si capisce il rischio che corre Perugia: il bacino di utenza dello Studium umbro è fortemente legato agli studenti fuori sede provenienti da Calabria, Puglia e dintorni. Se questi ragazzi trovano facoltà sotto casa, a prezzi più convenienti e senza la necessità di emigrare, perché dovrebbero raggiungere l’Umbria per guadagnarsi una laurea?
Le tasse pagate dagli studenti fanno scrivere circa 27 milioni di euro nel bilancio di Palazzo Murena. Sono soldi che consentono all’ateneo di andare avanti, anche se tra ristrettezze sempre più conclamate. Il grido d’allarme lanciato dal rettore Bistoni (nella foto) durante l’inaugurazione dell’anno accademico non era un vuoto appello: "Abbiamo spese correnti incomprimibili e troppo elevate - aveva detto Bistoni - non coperte da adeguati finanziamenti pubblici.
L’incremento dei fondi che arrivano dallo Stato non regge nemmeno il tasso di inflazione. In questo modo siamo costretti a tagliare la ricerca e a limitare turn-over e assunzioni. Il pagamento degli stipendi del personale docente o non docente assorbe il novanta per cento dei finanziamenti pubblici. In queste condizioni non possiamo farcela".
Il 13,4 per cento degli studenti iscritti all’Università di Perugia è comunque esentato dal pagamento delle tasse. Frequenta lo Studium senza versare un solo euro, causa l’insufficiente reddito familiare. In questa classifica, Perugia è di tre punti e mezzo percentuali oltre la media nazionale, assestata al 9,9%. Nelle università limitrofe si registrano il 14% di Siena, ma anche il 9,9 di Camerino, l’8,4 di Firenze, il 7,8 di Macerata.
L’Università di Perugia riesce comunque ad attirare investimenti esterni e privati: il 10,7% del totale delle entrate è infatti rappresentato da fondi legati a master, sponsorizzazioni o sostegni europei per progetti innovativi e di ricerca. La media nazionale, in questa particolare graduatoria, è del 7,7% . L’Università umbra fa meglio di atenei prestigiosi come Siena (4%) o Firenze (7,8%). Se la pubblicità è l’anima del commercio, lo Studium perugino sa ‘vendersi’ bene. E anche per questo riesce a tenere duro. Ma per quanto?
Roberto Borgioni
Il palio, che si svolge dal 20 al 27 luglio a Passignano sul Trasimeno, vede impegnati 160 contendenti (40 per Rione) in una gara durissima che è divisa in tre fasi. La prima, a remi, dal lago alla riva; la seconda a terra, con le barche in spalla, nel centro storico fra vie ripide e scalinate e infine, la terza con la barca in acqua per l'ultima fatica dei rematori