Montecatini 14 luglio 2017 - Tassa di soggiorno, il Comune torna a chiedere importi arretrati e mai versati agli albergatori di Montecatini. Nei mesi scorsi, ha fatto scalpore in città la notizia che quindici titolari di strutture ricettive sono rimasti coinvolti in un’indagine per il reato di peculato, con l’accusa di aver incassato la somma versata dai clienti e destinata all’amministrazione. Le irregolarità sono state scoperte dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza che, in Toscana, ha provveduto a fare accertamenti nei principali centri turistici, tra i quali Montecatini

 

Perché, è bene sottolinearlo, il mancato versamento della tassa di soggiorno non è una violazione di leggerissima entità. In questo caso, infatti, gli albergatori fungono da agente riscossore per conto dell’ente. Non si tratta quindi di pagare una tassa o un’imposta in ritardo: quei soldi non appartengono ai titolari degli hotel e l’ipotesi di peculato può scattare anche per ritardi nei versamenti. Il codice penale, infatti, prevede una pena da 4 a 10 anni per il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che si appropria di beni posseduti in ragione del proprio ufficio. Roba da non scherzarci troppo, viste le possibili conseguenze. Un titolare di struttura ricettiva di primo piano in città è già stato condannato a quattro anni in primo grado dal tribunale di Pistoia, con il sequestro di 30mila euro.

 

Il Comune adesso ha messo a ruolo le richieste relative a 90 casi che sarebbero avvenuti tra il 2014 e il 2015, per circa 300mila euro. La richiesta ufficiale arriverebbe a oltre 320mila, in realtà, ma a seguito di un’anomalia in fase di inserimento sul portale di Equitalia, l’amministrazione ha provveduto al discarico immediato di due partite per circa 24mila euro. Resta adesso da vedere se esistono altri casi relativi al 2016 e ai primi mesi del 2017, anche se ritardi di questo genere sono più facilmente sanabili.

 

La notizia che vari titolari di strutture ricettive sono rimasti coinvolti in procedimenti giudiziari e indagini per il mancato versamento della tassa di soggiorno, nei mesi scorsi, ha creato tensione e preoccupazione tra le associazioni di categoria.
«Teniamo innanzitutto a precisare – hanno scritto in un comunicato congiunto Apam, Asshotel e la sezione turismo di Confindustria che gli imprenditori messi sotto accusa avevano a suo tempo dichiarato l’importo dovuto, che è stato, nella maggioranza dei casi, regolarmente versato prima dell’inizio del processo. Di fatto si tratta quindi in prevalenza di ritardati versamenti, fattispecie per la quale il nostro regolamento comunale prevede una sanzione amministrativa. Invece a causa di una normativa lacunosa, l’albergatore rischia di andare incontro ad una pena abnorme, addirittura più pesante di quella prevista per un furto in appartamento con uso di armi».