Montecatini 13 luglio 2017 -  Coniugi montecatinesi Marylin Fusco e Giovanni Paladini, ex-politici, sono stati condannati dal tribunale di Genova per peculato. Le pene inflitte in primo grado sono di 4 anni per lei e di 3 anni per lui. Con la stessa sentenza è stato condannato a 4 anni e 6 mesi anche l’ex vicepresidente della giunta regionale ligure Nicolò Scialfa. Si tratta del processo per le cosiddette «spese pazze» in Regione nel periodo 2010-2012. Marylin Fusco all’epoca dei fatti contestati era capogruppo dell’Italia dei Valori in consiglio regionale. Giovanni Paladini è un ex-parlamentare della stessa Idv.

Secondo l’accusa, sostenuta dal procuratore aggiunto Francesco Pinto, i consiglieri hanno fatto acquisti personali (vini, taxi, libri, parrucchieri e cibo per animali, persino mutandine di pizzo) con i soldi erogati dalla Regione a titolo di rimborso elettorale e che dovevano invece essere usati a fini istituzionali. Per questo l’accusa era di peculato. Scialfa è accusato anche di falso ideologico per due verbali falsi di approvazione del bilanci del gruppo, in cui avrebbe apposto la firma di un altro consigliere.  

Marylin Fusco era stata raggiunta nel giugno 2014 da un’ordinanza di custodia cautelare, che disponeva per lei gli arresti domiciliari nella sua abitazione di Montecatini. L’arresto era stato eseguito il 25 giugno di tre anni fa dalla guardia di finanza di Genova. I domiciliari furono peraltro revocati pochissimi giorni dopo, dal momento che Fusco si era dimessa dal consiglio regionale. Il 14 gennaio 2014 erano scattate le perquisizioni nell’abitazione montecatinese della Fusco, disposte dalla procura di Genova ed eseguite dalla guardia di finanza, nell’ambito delle indagini che avevano portato all’arresto di Nicolò Scialfa.

La perquisizione era finalizzata a rintracciare eventuali beni non acquistati per fini istituzionali. Il caso riguardò anche Maruska Piredda, altra consigliera ligure, agli arresti domiciliari a Milano. Questa è già stata condannata, con rito abbreviato, a 2 anni e 6 mesi. Entrambe nel 2010 erano state elette nella lista dell’Idv. Fusco, secondo gli inquirenti (La Nazione ne dette notizia il 26 giugno 2014), avrebbe rendicontato spese di ristorazione e di trasporto effettuate anche in giorni festivi e/o non lavorativi non inerenti l’attività istituzionale del gruppo e non attinenti alle iniziative politiche del consiglio regionale. Avrebbe speso in un anno circa 4 mila euro solo in taxi, anche per brevi spostamenti. «Sono incredula, sconvolta», commentò allora Marylin Fusco, che era già a Montecatini quando fu convocata al comando provinciale della guardia di finanza di Genova, dove le fu notificato il provvedimento del tribunale. A difenderla è l’avvocato genovese Stefano Savi.

Il marito Giovanni Paladini, ex segretario generale aggiunto del sindacato di polizia Sap ed ex deputato di Idv, era indagato in concorso con la Fusco. Secondo quando riferì nel 2014 il gip Roberta Bossi, Paladini «si appropriava di 981,5 euro per l’acquisto di beni non inerenti alle iniziative politiche del gruppo». Gli erano contestati cinque acquisti di materiale di cancelleria di pregio. Nel recente passato Fusco e Paladini avevano avviato l’attività di gestione di due noti alberghi in centro a Montecatini.