Pescia, 25 gennaio 2018 - La procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per Oreste Giurlani, arrestato mentre era sindaco del Pd a Pescia (Pistoia), per reati relativi alla sua precedente carica di presidente dell'Uncem Toscana, l'Unione delle comunità montane. L'accusa principale è di peculato: il pm Tommaso Coletta lo accusa di essersi intascato, tra il 2012 e il 2016, 724.331 euro di denaro pubblico dai conti bancari dell'Uncem.

Conti di cui aveva disponibilità. Nel dettaglio, secondo le indagini della guardia di finanza, Oreste Giurlani si era appropriato di 338.784 euro in assenza di giustificativi di qualsiasi tipo; di altri 241.784 euro come rimborsi spese 'autocertificatì, ma che non sarebbero stati documentati, gonfiati negli importi (tra questi l'acquisto di carburante per una percorrenza di 11-12.000 chilometri al mese, ma anche l'acquisto di beni non pertinenti alla funzione di presidente Uncem come cappotti da donna, telefoni cellulari attrezzature sportive); di 143.960 euro per contratti di collaborazione e consulenze «effettuate su incarico da lui stesso a sé medesimo conferito, rispetto alle quali non aveva svolto alcuna attività aggiuntiva rispetto a quelle istituzionali».

Inoltre Oreste Giurlani è anche accusato del reato di traffico di influenze illecite in concorso con l'imprenditore di Prato, Andrea Carlo Breschi, per aver ricevuto da quest'ultimo 39.000 euro nel 2012 come prezzo della mediazione illecita per accreditare presso enti pubblici e presso la Rete telematica regionale della Toscana, un prodotto informatico creato dallo stesso Breschi. Giurlani avrebbe agito sfruttando la sua rete di relazioni con gli amministratori dei Comuni aderenti all'Uncem e coi pubblici ufficiali della rete regionale Toscana. Parti offese del procedimento sono Uncem e Comune di Pescia.