Montecatini 7 giugno 2017 - «Oreste Giurlani dalle 9.30 di ieri fino alle 12 è stato ascoltato dal magistrato inquirente per il previsto interrogatorio di garanzia, rispondendo alle domande poste dal magistrato e fornendo la propria versione dei fatti. Contestualmente abbiamo presentato istanza di revoca dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari o quanto meno di una modifica del provvedimento, magari fissando un termine per la revoca degli arresti». Così ieri sera si è espresso Gabriele Melani, avvocato difensore fiorentino dell’ormai ex-sindaco di Pescia. Quando una decisione sull’istanza?

«Il giudice – aggiunge Melani – si è riservato di esaminare le richiesta. Per esperienza su che accorrono dalle 48 alle 72 ore per conoscere l’esito. Ci attendiamo quindi una risposta per venerdì».

 

Il faccia a faccia si è tenuto ieri mattina in procura fra Giurlani e il gip Anna Liguori. In udienza anche il pm titolare dell’inchiesta Tommaso Coletta, insieme al procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo. I fatti contestati – che riguardano una cifra di circa 570mila euro – risalgono a quando Giurlani era presidente di Uncem Toscana, cioè fino al 2016. Giurlani ha rappresentato i fatti contestati dal suo punto di vista. Avrebbe spiegato che il numero esorbitante di chilometri di benzina fattisi rimborsare dall’ente (calcolati in 10-11mila al mese, con un picco di 15mila) corrispondeva alla reale percorrenza delle strade compiuta in auto per seguire le attività di Uncem.

 

Giurlani avrebbe anche affermato che in Uncem esiste tutta la documentazione contabile con scontrini e fatture, che può attestare tutte le spese sostenute. Giurlani avrebbe chiarito e motivato anche la tipologia e il motivo degli acquisti fatti coi soldi di Uncem, come telefonini e Ipad. Il Gip Liguori ha posto anche domande sull’altro aspetto per il quale Giurlani è indagato, la corruzione, ipotesi relativa a fatti più vicini al suo ruolo di sindaco a Pescia.

 

Sebbene sembri ormai caduto il motivo del rischio di reiterazione del reato, visto che Giurlani non è più al vertice di Uncem e si è dimesso sia da sindaco che da vicepresidente di Anci Toscana, resta quello dell’inquinamento delle prove. Gli inquirenti hanno infatti ribadito la necessità di un periodo di arresti domiciliari per scongiurare quest’ultimo pericolo. Proprio certe frasi di Giurlani captate dalle intercettazioni, relative alle pezze d’appoggio delle maxi-spese contestate, avrebbero spinto la magistratura a emettere l’ordinanza di custodia cautelare.