Pescia (Pistoia), 10 giugno 2017 - IL GIUDICE delle indagini preliminari di Firenze, Anna Liguori, ha respinto ieri l’istanza di revoca degli arresti domiciliari di Oreste Giurlani, il sindaco di Pescia che si era già dimesso pochi giorni fa. L’atto era stata presentata dall’avvocato difensore Gabriele Melani nel giorno dell’interrogatorio di garanzia, lo scorso martedì 6 giugno. L’arresto di Giurlani era avvenuto il 1 giugno per l’accusa peculato in relazione al suo ruolo di presidente di Uncem Toscana dal 2012 al 2016. Gli vengono contestate appropriazioni indebite per circa 570mila euro. Giurlani ha giustificato queste cifre con i tantissimi chilometri percorsi e con acquisti di elettronica e altri oggetti per l’attività di presidente dell’ente. Per quanto riguarda le grosse somme in contanti versate sul proprio conto corrente, avrebbe parlato di regali dei genitori. Risulta inoltre indagato anche per corruzione. Adesso il gip ha appunto sciolto la riserva e ha deciso che Giurlani debba rimanere agli arresti domiciliari per un altro periodo.

LE DIMISSIONI sia dalla carica di sindaco che da quella di vicepresidente di Anci Toscana con delega per la montagna, pur facendo cadere il pericolo di reiterazione del reato, non hanno evidentemente convinto il giudice fiorentino che non sussistesse un potenziale pericolo di inquinamento delle prove. Questo ha portato pertanto a non revocare la misura di custodia cautelare in un proprietà di famiglia. Lunedì 12 giugno inoltre Giurlani dovrà presentarsi negli uffici della procura della Repubblica di Firenze per sostenere un interrogatorio davanti al pm titolare dell’inchiesta, Tommaso Coletta. L’interrogatorio è stato convocato dal pm proprio per affrontare il secondo filone dell’inchiesta, quello della corruzione. Un imprenditore pratese avrebbe infatti già ammesso di aver versato soldi all’ex-sindaco di Pescia per poter piazzare i prodotti informatici della sua azienda nei Comuni montani facenti parte di Uncem.

COME AFFRONTA Giurlani questo difficilissimo momento? «Con relativa serenità – risponde l’avvocato Gabriele Melani – ma anche con lo stato d’animo di chi, non avendo preso mai neppure una multa per divieto di sosta, si trova sottoposto a un provvedimento di arresti sia pure domiciliari. Se questo capitasse a tipi cono Totò Riina – aggiunge il legale – la prenderebbero certo a ridere, ma quando colpisce una persona che non ha mai avuto il minimo problema con la giustizia, lascio immaginare quando tutto questo si tramuti in un dramma personale».