Pescia (Pistoia), 3 giugno 2017 - INQUINAMENTO delle prove e reiterazione del reato. Sono questi i motivi per cui il pm ha chiesto la custodia cautelare in carcere e il Gip ha disposto gli arresti domiciliari per l’ex presidente dell’Uncem e sindaco di Pescia Oreste Giurlani. Secondo il giudice del Tribunale di Firenze Anna Liguori la nota di polizia giudiziaria della Guardia di finanza toglie qualsiasi dubbio sulla probabilità che Giurlani prosegua, in questo caso come sindaco, a «reiterare condotte criminose». In particolare il giudice si sofferma sugli incontri sempre molto riservati che Giurlani ha con alcuni imprenditori (che comunque non risultano indagati) legati al nuovo parco di Pinocchio, nonostante non sia un segreto per nessuno gli interessi di alcuni sul progetto.

IL 21 APRILE le Fiamme Gialle annotano che il sindaco e gli imprenditori s’incontrano proprio nell’abitazione di Giurlani. Il 24 aprile Federico Incerpi (anche lui non è indagato) chiede a Giurlani due date per un appuntamento a Firenze ma si raccomanda di non inserirlo nell’agenda. Così come per un incontro a pranzo si dice che è preferibile «andare a mangiare in qualche posto fuori Pescia». Dalle «carte» emergerebbero contrasti sul progetto del nuovo parco di Pinocchio fra lo stesso sindaco che vorrebbe accellerare sul fronte dell’adozione degli aspetti urbanistici, mentre di parere opposto sarebbe il consigliere comunale e regionale Marco Niccolai.

IL FRONTE principale dell’inchiesta riguarda i rimborsi spese in qualità di presidente dell’Uncem. I magistrati ne hanno contati per 578mila euro, duecentomila e spiccioli “in assenza di giustificativo di qualsiasi tipo’’, mentre i restanti 233mila sono per l’accusa rimborsi spese «in parte autocertificati e ideologicamente falsi», mentre i restanti 143mila per consulenze che lo stesso Giurlani, in qualità di presidente si affidava. Nel dispositivo del Gip del Tribunale di Firenze si trova anche l’elenco dei bonifici effettuati dall’Uncem per i rimborsi spese e per i compensi dovuti alle collaborazioni. Si tratta di importi che vanno da un minimo di qualche centinaio di euro ad un importo massimo che non arriva mai ai diecimila euro. Di solito sono tre, quattro al mese. Nell’ultimo anno, il 2016, scendono a uno o due al mese.