Montecatini 6 aprile 2017 - Rischia una condanna per peculato l’albergatore che non versa al Comune l’imposta di soggiorno. E’ quanto emerge da un’ordinanza del tribunale collegiale di Pistoia (presidente Luca Gaspari, giudici a latere Patrizia Martucci e Daniela Bizzarri), che ha confermato un sequestro preventivo per circa 20mila euro emesso dal giudice per le indagini preliminari, Alessandro Buzzegoli, nei confronti di un albergatore cinquantenne di Montecatini.

 

L’albergatore non aveva versato nei termini previsti dal regolamento comunale l’imposta di soggiorno incassata nell’anno 2014, e così è stato denunciato dal Comune di Montecatini alla Procura della Repubblica. L’imprenditore è oggi indagato per il reato di peculato, previsto dall’art. 314 del codice penale che punisce la condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio che si appropria di denaro o altro bene posseduto in ragione del suo ufficio o servizio. La pena prevista è da 4 a 10 anni di reclusione.

 

Questo orientamento segue una sentenza del tribunale di Firenze del febbraio 2016, che ha condannato per peculato alla pena (sospesa) di due anni di reclusione un albergatore del Mugello che nel triennio 2012-2014 non aveva versato una somma pari a circa 1600 euro complessivi. A nulla era servito che, prima del processo, l’imputato avesse provveduto a versare all’ente la somma dovuta. La condanna penale è scattata ugualmente. 

 

Raggiunto al telefono, l’avvocato Maurizio Bozzaotre, che difende l’albergatore montecatinese, ha commentato: «Stiamo valutando di ricorrere in Cassazione contro il provvedimento di sequestro, contestando la sussistenza del reato di peculato. A noi sembra discutibile equiparare un albergatore ad un soggetto concessionario deputato alla riscossione delle imposte comunali, come ritiene il tribunale. I concessionari che svolgono questo servizio normalmente ne ricevono un introito, gli albergatori no. E’ evidente che l’imposta di soggiorno deve essere versata, esattamente come tutte le tasse e le imposte previste dalla legge, ed è altrettanto chiaro che i trasgressori vadano sanzionati.

 

E infatti è lo stesso regolamento comunale che prevede, in caso di mancato o ritardato versamento, una sanzione del 30% in aggiunta all’imposta dovuta. Ebbene – conclude l’avvocato – aggiungere a tale sanzione anche una condanna ad una pena da 4 a 10 anni di carcere sembra oltre modo eccessivo, e dunque iniquo. Se la Cassazione dovesse confermare tale orientamento, sarebbe forse opportuno sollecitare da parte delle associazioni di categoria una modifica normativa per evitare una tale iniquità».