Firenze / Arezzo / Empoli / Grosseto / La Spezia / Livorno / Lucca / Massa Carrara / Montecatini / Pisa / Pontedera / Pistoia / Prato / Sarzana / Siena / Viareggio / Umbria

E' rientrato in Italia Carlo Parlanti, il manager detenuto negli Usa "Il mio incubo non è finito"

Era stato arrestato all'aeroporto di Dusseldorf con l'accusa di aver picchiato e violentato l'ex-compagna

Parlanti era stato arrestato all'aeroporto di Dusseldorf, in Germania, con l'accusa di aver picchiato e violentato l'ex-compagna Rebecca McKay White negli Usa

Carlo Parlanti
Carlo Parlanti

Montecarini, 15 febbraio 2012  - E' atterrato questa mattina all'aeroporto di Fiumicino di Roma, con un volo proveniente dagli Stati Uniti, Carlo Parlanti, quarantottenne manager informatico di Montecatini detenuto dal luglio 2004. Parlanti era stato arrestato all'aeroporto di Dusseldorf, in Germania, con l'accusa di aver picchiato e violentato l'ex-compagna Rebecca McKay White negli Usa. Dopo 11 mesi era stato estradato in California, dove era stato condannato a 9 anni di reclusione, scontati quasi interamente nel carcere di massima sicurezza di Avenal. Da qui era stato liberato il 9 febbraio e trasferito al centro di detenzione degli uffici immigrazione, in attesa di espletare le pratiche burocratiche di espulsione dal territorio statunitense.

 

A Roma, accompagnato da agenti dell'immigrazione Usa, Parlanti ha trovato ad attenderlo i familiari e tutte quelle persone che si sono a lungo battute contro quello che hanno sempre considerato un ''errore giudiziario''. Parlanti ha sempre negato tutte le contestazioni, ma non gli e' stata concessa la possibilita' di una revisione del processo. La sua vicenda e' stata raccontata in libri e blog.

 

 ''Il mio incubo non e' finito e io non voglio dimenticare''. Sono le prime parole da uomo libero di Carlo Parlanti che ha sempre negato tutte le contestazioni che gli sono state fatte, ma non gli e' mai stata concessa la possibilita' di una revisione del processo che lui ha sempre considerato un errore giudiziario. ''Voglio riaprire il caso - ha detto nella sua abitazione di Montecatini (Pistoia) - e sporgere denuncia contro chi ha indirizzato in una certa direzione il processo. Per esempio i medici con le loro certificazioni false o la donna che mi ha denunciato dichiarando cose non vere, o ancora contro chi ha insabbiato e tenuto nascosti atti ufficiali che mi avrebbero scagionato. E stavolta devono intervenire l'Interpol e l'Fbi e non la polizia locale californiana''. Ma perche' i medici sono stati in grado di condizionare il processo? ''Solo una perizia medica - ha risposto Parlanti - e' stata ammessa nelle fasi processuali. E si tratta di un dottore che era il datore di lavoro della migliore amica della presunta vittima. Negli Usa, dove ormai la societa' e' in rottamazione, un medico che riceve la visita di una donna che dice di essere stata percossa, conferma sempre i fatti che gli vengono raccontati, altrimenti il giorno dopo si ritrova un picchetto davanti all'ambulatorio''.

 

''Mi aspettavo da parte loro un maggior coinvolgimento del Ministero degli Esteri durante il mio linciaggio giudiziario e invece non e' stato fatto tutto quel che si poteva fare'', ha poi detto Parlanti, atterrato questa mattina all'aeroporto di Fiumicino di Roma, accompagnato da agenti dell'immigrazione Usa, che gli hanno tolto le manette solo dopo che l'aereo stava sorvolando l'Oceano.

 

DIETRO LE SBARRE, IL RACCONTO

''E' stata un'esperienza terrorizzante, scioccante. Ma rifarei qualunque cosa''. Cosi' Carlo Parlanti racconta dalla casa dei genitori di Montecatini (Pistoia): ''In tanti spingevano per farmi accettare il patteggiamento, grazie al quale sarei rientrato immediatamente in Italia. Ma non sarei riuscito a vivere se avessi confessato un simile crimine. Cosi' all'inizio hanno cercato di spezzarmi in ogni modo, di intimidire un innocente. Ma io sono voluto andare avanti per dimostrare la mia innocenza''. Parlanti ha quindi raccontato alcuni dettagli della sua vita dietro le sbarre. ''L'esperienza del carcere non e' certo stata divertente, come non lo e' per gli altri 178 italiani detenuti nelle prigioni statunitensi. Io non ero in una singola cella, ma condividevo con altre centinaia di persone (siamo arrivati a essere anche 370) un ampio spazio con letti distribuiti su due piani. La violenza era il pane quotidiano: ho
passato 11 mesi in carcere in Germania (dove era stato arrestato e poi estradato, ndr) e ho assistito solo a due risse, mentre negli Stati Uniti c'erano almeno 2-3 scontri al giorno, tanto che dopo qualche tempo non facevo neanche piu' caso al sangue che vedevo a pochi metri da me. Ma io ho subito solo un'aggressione: poi ho imparato a rispettare certe regole''.

 

Parlanti ha anche detto di aver fatto per due volte lo sciopero della fame e di non aver alcuna intenzione di rimettere piede negli Stati Uniti (''Forse con la scorta...'', ha scherzato). Intanto la sua vita riprendera' senza piu' al suo fianco la compagna che aveva e che l'ha sostenuto in tutti questi anni organizzando gruppi di pressione e coinvolgendo varie associazioni no-profit. ''Ho saputo solo oggi - dice Parlanti - che la nostra relazione affettiva era per lei interrotta. Ma resta l'amicizia e il suo aiuto nelle mie battaglie: e' sempre stata la mia voce nel mondo''.

Trova aziende e professionisti
Powered by ProntoImprese

  • Notizie Locali
  • il Resto del Carlino:
  • La Nazione
  • Il Giorno
  • Blog
Copyright © 2013 MONRIF NET S.r.l. - Dati societari - P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP