Tutti indignati: "La vita
vale più di una partita"
Il presidente della federazione, Tavecchio: "Ma è soltanto la sentenza di primo grado". Cardelli, presidente della squadra, commenta commosso: " Abbiamo passato insieme momenti indimenticabili, e la sua perdita lascia un vuoto incolmabile"

Montecatini, 9 marzo 2010 - Indignazione generale per la sentenza choc che ha colpito la società di calcio di Borgo a Buggiano. Il club è stato condannato per non aver voluto proseguire l’incontro di calcio di ieri contro il Fossombrone dopo la morte in tribuna del dirigente Roberto Luporini, colto da infarto intorno al 23’ della ripresa. Alla squadra sono stati dati partita persa a tavolino, un punto di penalizzazione e mille euro di multa.
«Una decisione inaudita - commenta il presidente Massimo Cardelli - che si basa su un regolamento anacronistico che non tiene conto della dignità delle persone». «Se il regolamento è questo allora bisogna cambiare le regole — aggiunge il vicepresidente Antonio Paganelli —. Ma in casi del genere non c’è norma che tenga. Questa decisione è scandalosa». «Faremo ricorso — riprende Cardelli —. Ma la nostra è una battaglia di principio, non certo una lotta di interessi. Vogliamo che passi il messaggio che queste norme sono sbagliate e anti-sportive. Si parla tanto di fair-play e poi si rimane indifferenti davanti a tragedie del genere. Com’è possibile non ribellarsi a un principio sbagliato?». «E’ una sconfitta per il mondo del calcio e non solo».
Il direttore sportivo Maurizio Tanfani è ancora stravolto dall’accaduto: «Una vita umana vale più di una partita di calcio. E non dovremo essere qui noi ha ribadirlo. Questa decisione è una sconfitta per tutti i dirigenti sportivi che, come Luporini, prestano volontariato e contribuiscono a tenere in vita le società dilettantistiche». Particolarmente toccato dalla vicenda il sindaco, Daniele Bettarini, che la commenta non solo da primo cittadino, ma anche da ex giocatore del Borgo a Buggiano: «Ad essere sconfitto è stato lo sport. Come si fa a parlare di solidarietà, amicizia e di valori positivi ed educativi — si chiede — se poi non ci si ferma nemmeno di fronte alla morte?».
La vicenda, che esplosa in rete e in molti canali radio e tv locali ha fatto scendere in causa anche presidente della Lega Dilettanti, Carlo Tavecchio, che sottolinea come la decisione del giudice sportivo di serie D fosse obbligata, ma anche che «la sentenza non è definitiva». «Il club faccia ricorso, Io ne parlerò con il presidente della Federcalcio». «La procedura è automatica: il giudice sportivo riceve e non ha facoltà di fare diversamente — ha aggiunto Tavecchio -. Il giudice è indipendente. Le sentenze dobbiamo solo applicarle, non commentarle».
«Queste regole nascondono un’ipocrisia di fondo che è inaccettabile».
Il presidente del Borgo Cardelli trova appena la forza per aggiungere un commento a una sentenza choc, con la voce rotta dalla commozione. Per la scomparsa di un dirigente che per lui era inanzitutto un amico: «Siamo cresciuti insieme, abitava a due passi dove sono nato e cresciuto — ricorda — Abbiamo passato insieme momenti indimenticabili, e la sua perdita lascia un vuoto incolmabile». Luporini era sì impegnato nel, mondo sportivo ma era prima di tutto un borghigiano, attaccatissimo al paese, impegnato in molte attività: «Abbiamo collaborato anche nel corso della mia esperienza politica, quando sono stato vicesindaco. Era sempre in prima linea quando si trattava di promuovere le attività culturali e sportive di Borgo».
La sua disponibilità era proverbiale, segno di una bontà d’animo sempre più rara: «Una persona dalle qualità speciali con cui abbiamo condiviso un percorso di vita comune. Quando mia moglie prelevò l’edicola in centro era in società con sua figlia Francesca. Sarà dura conti nuare senza di lui». Lo conoscevano da due anni, ma erano uno dei suoi beniamini Giovanni Di Tommaso e Gabriele Rummolo: «Siamo allibiti da questa decisione. Era impossibile continuare a giocare e non mi capacito di come si possa andare avanti con queste regole».
Letizia Lavorini


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