Anziano ucciso a sprangate. Pene severe in Corte d'Assise per i fratelli Maurizio e Samuele Roviezzo. Ventisette anni per Maurizio, "mente" del gruppo, ventidue a Samuele
Montecatini, 29 aprile 2009 - Ventisette e ventidue anni di condanna per Maurizio e Samuele Roviezzo: questa la sentenza emessa ieri dalla Corte d’Assise di Firenze, presieduta dal giudice Enrico Ognibene, nei confronti dei due fratelli di Monsummano imputati dell’omicidio di Michele Galdi, 84 anni, che i Roviezzo volevano rapinare insieme a Gennaro Fastella, anche lui di Monsummano e condannato a 20 anni con rito abbreviato e a un diciassettenne di origine albanese. E.S., per il quale invece il Tribunale dei minorenni di Firenze ha sospeso il giudizio ed ha disposto l’affidamento in comunità per tre anni. I fratelli Maurizio e Samuele Roviezzo, 38 e 36 anni, sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio volontario: il pm Ornella Galeotti aveva chiesto nella sua requisitoria di mercoledì scorso pene più severe: l’ergastolo per Maurizio - considerato la “mente organizzativa” della rapina degenerata in omicidio - e 26 anni per Samuele. Michele Galdi venne colpito prima con una spranga, poi con calci che gli sfondarono la cassa toracica, provocandogli lesioni così gravi da provocarne la morte. I difensori dei Roviezzo, gli avvocati Lorenzo Magrini e Alessandro Mencarelli, hanno preannuncianto appello: le motivazioni della sentenza sono attese tra 90 giorni. Mencarelli sottolinea l’esistenza di elementi che possono permettere, in sede di appello, di dimostrare che l’omicidio è stato preterintenzionale. "E’ vero - ricorda - che gli imputati avevano portato con loro la spranga di ferro, che dimostra l’intenzione lesiva, ma non certo quella di uccidere. Anche perché se l’avessero avuta, non si spiegherebbe come mai sarebbero andati in tre a fare il colpo. Un fatto che invece dimostra come la loro intenzione fosse quella di bloccarlo per compiere poi la rapina con l’anziano immbilizzato. A mio parere esistono i margini per ottenere una pena ridotta".
Altro elemento che sarà utilizzato dall’avvocato Mencarelli per l’appello, con l’obiettivo anche in questo caso di ottenere un’attenuazione della pena dimostrando, scardinando l’accusa di omicidio volontario, è il fatto - che probabilmente ha già influito nella decisione di concedere le attenuanti generiche valutate però pari alle aggravanti a carico degli - che i quattro abbiano telefonato tre volte per chiedere i soccorsi. Sia per Maurizio, sia per Samuele Roviezzo la condanna è in continuità con il reato della rapina. Per il fratello maggiore si aggiunge il reato di furto (di due fucili) commesso lo stesso pomeriggio a Montevettolini, prima dell’omicidio, al quale invece Samuele non ha partecipato. Punterà invece sulla richiesta della semi infermità mentale, il difensore di Samuele. "Il perito di parte - spiega l’avvocato Magrini - lo psicologo Vito Michele Cornacchia, che è anche consulente del ministero della giustizia, ha affermato che il mio assistito è affetto da psicopatologia e che esiste un nesso causale tra questa sua condizione e il fatto-reato. Purtroppo né i gip, né la Corte d’Assise hanno accolto la nostra richiesta di ottenere una perizia psichiatrica che lui non è in grado di pagare. Tornerò a chiederlo in appello». Magrini nella sua arringa ha sostenuto che il ruolo di Samuele era stato marginale e aveva chiesto l’assoluzione. Un ruolo minore che comunque è stato in qualche modo riconosciuto, dato che per Samuele Roviezzo la condanna è stata meno severa.
Cristina Privitera
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