Incredulità e sgomento in Valdinievole dopo il fermo dei cinque ragazzi della zona accusati da una coetanea di violenza sessuale di gruppo. Sono tutti ragazzi di famiglie-bene, studenti e senza problemi
Montecatini, 2 agosto 2008 - E’ stato davvero un brutto risveglio quello di ieri per la Valdinievole: Pescia e dintorni sono sotto choc il giorno dopo il fermo di cinque ragazzi della nostra zona accusati da una coetanea di violenza sessuale di gruppo. Tutti ventenni o poco più, tutti ragazzi della porta accanto, senza macchie, studenti universitari con un bel libretto pieno di voti eccellenti. Nessun disagio sociale, volti puliti e soldi in tasca, famiglie in qualche caso più che benestanti. Ragazzi senza problemi, che fanno la stessa vita dei nostri figli. E così allo stupore e all’incredulità che possano essersi trasformati in stupratori, proprio quei ventenni che magari frequentano i propri figli, fa scattare la paura di altri genitori.
Fioccano le telefonate in redazione: "Diteci chi sono". Una reazione dettata certamente dall’onda emotiva suscitata da questo episodio gravissimo, se confermato dall’inchiesta, che però non è solo curiosità morbosa, voglia di fare pettegolezzi e di mormorare tra conoscenti, ma chi l’avrebbe mai detto, sembrava un ragazzo così a posto e in gamba. Nessuno chiede particolari su quanto ha dovuto subire la ragazza. La vera preoccupazione che monta nelle coscienze è un’altra. Il desiderio di sapere chi sono ha ben altri motivi.
E’ soprattutto sintomo del timore che ragazzi, appunto come i nostri figli - non delinquenti o sbandati, immigrati, in qualche modo 'diversi' e quindi sconosciuti, e per questo possibili autori di gesti così intollerabili - possano trasformarsi in violentatori o essere per caso e per fiducia mal riposta le loro vittime.
Un 'tarlo' che si fa strada nelle riflessioni di molti padri e madri di altri ragazzi: conosciamo davvero i nostri figli? Potremmo mai immaginarli capaci di tanto? Ma anche motivo di angoscia: chi sono i loro amici, dei quali si fidano e che hanno tanta presa sulle loro scelte. E, ancora, vengono a galla le preoccupazioni, tenute a bada ma che lavorano sotto traccia, su quelle lunghe nottate passate fuori casa: dove? Con chi? A fare cosa?
"A mio figlio - dice un padre - faccio sempre le stesse raccomandazioni, sperando che mi ascolti: non bere troppo, non prendere droghe. Sperando che mi ascolti. Ma a questo punto mi chiedo: basta?".
Cristina Privitera
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