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I distretti toscani restano vincenti: marmo di Carrara, export a +11,4%

Il "Monitor" di CrFirenze-Intesa San Paolo

Secondo la ricerca il made in Tuscany ha superato gli 11 miliardi di euro di esportazioni, ma il mercato del lavoro continua a soffrire la debolezza della domanda interna

Cavatori (Foto di Delia)
Cavatori (Foto di Delia)

Firenze, 9 aprile 2013 - Dato per morto, considerato superato in una situazione di mercato globale, il modello del distretto industriale sembra funzionare ancora, almeno in Toscana e almeno per quanto riguarda la capacità di stare sui mercati internazionali. In questo panorama buoni rusultati per l'industria del marmo di Carrara.

Questo è quanto emerge dal "Monitor"  curato dal servizio studi e ricerche di Intesa SanPaolo per Banca Cr Firenze con dati confortanti, relativi al 2012, che sembrano indicare una tendenza in ripresa: "Grazie ad una crescita del 6,5%, tra le più elevate nel mondo distrettuale, il made in Tuscany ha superato gli 11 miliardi di euro di export, recuperando interamente quanto perso durante la crisi".

Un'ottima prestazione che colloca il sistema distrettuale toscano tra i migliori a livello internazionale e una delle realtà di maggior successo sui mercati esteri. La crescita è ovviamente diversificata da distretto a distretto, ma l'aspetto che consente un cauto ottimismo è una tendenza abbastanza diffusa, con l'eccezione di soli sei distretti su diciannove che sperimentano una contrazione delle esportazioni. "Tra questi _scrivono i ricercatori di Intesa San Paolo_ spicca per importanza il distretto del tessile di Prato (-5,1%) che perde circa 77 milioni di euro di vendite estere rispetto al 2011. Ancora male il mobile di Quarrata (-10,1%) e la ceramica di Sesto Fiorentino (-13,2%)". 

A far segnare risultati positivi, però, sono gli altri distretti e a registrare performance in forte espansione sui mercati esteri sono in particolare "la pelletteria e calzature di Arezzo (+33,4%), l’oreficeria di Arezzo (+16.3%), il marmo di Carrara (+11,4%), la pelletteria e calzature di Firenze (+8,4%) e i vini del Chianti (+8%)". Si tratta di realtà vincenti che hanno saputo cogliere le opportunità presenti sui mercati internazionali. Da questo punto di vista i mercati considerati "più tonici"  per le esportazioni distrettuali toscane sono stati, nel 2012, Stati Uniti (+17,2%), Emirati Arabi Uniti (+55,9%), Hong Kong (+12%), Regno Unito (+7,9%), Cina (+11,8%) e Giappone (+20,4%).

L'analisi affronta anche l'andamento del polo farmaceutico che "al termine di una elevata volatilità delle vendite all’estero nel corso dell’anno, registra, a consuntivo 2012, una debole crescita delle esportazioni (+2,1%) grazie, soprattutto, al mercato francese che consente di compensare i bruschi crolli verso Germania e Brasile".

Non mancano, purtroppo, le ombre e le preoccupazioni su un mercato del lavoro che continua a soffrire la debolezza della domanda interna: "La cassa integrazione nei distretti toscani, nonostante la buona evoluzione dell’export, è rimasta su livelli elevati ed è fortemente aumentata nelle realtà locali più in difficoltà sui mercati esteri e più dipendenti dall’evoluzione del mercato italiano. Non conforta a questo proposito l’incremento che emerge nei dati dei primi due mesi del 2013, che segnalano come l’anno appena iniziato sarà ancora una volta caratterizzato dalla necessità di rafforzare ulteriormente la crescita sui mercati internazionali".

Un approfondimento particolare viene dedicato al distretto nautico della Versilia e anche qui le notizie non sono buone, prefigurando un 2013 piuttosto in salita. "Il distretto, uno dei più importanti poli della nautica italiani e mondiali, specializzato nella produzione di superyacht, è stato fortemente colpito dalla crisi finanziaria e stenta a riprendere quota _si legge nella ricerca_ le imprese del distretto, che formano un denso reticolo di soggetti specializzati in diverse lavorazioni e fasi della produzione, hanno fortemente sofferto il calo della domanda, mostrando risultati reddituali in diminuzione ancora nel 2011 a causa soprattutto del peso dei costi fissi e della ridotta rotazione del capitale indotta dalla crisi. I dati relativi alle
esportazioni del 2012, dopo un biennio favorevole, evidenziano un nuovo calo (-43%) che ripropone con forza il problema della capacità in eccesso nel distretto".

Roberto Davide Papini

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