Al centro un contratto con un sedicente emissario del governo iracheno
Massa Carrara, 8 febbraio 2012 - Una truffa milionaria ai danni dello Stato dell'Iraq e' al centro di un processo, celebrato dal tribunale di Torino, sfociato oggi in cinque richieste di condanna: fra le pene proposte spicca quella a otto anni di carcere per un giudice onorario di Massa, Laura Donatiello, accusata di abuso in atti di ufficio.
L'episodio al vaglio del tribunale subalpino e' inserito in una complessa vicenda di bancarotta e ha una storia che comincia nel 1990, quando una societa' di Carrara stipulo' un contratto con un sedicente emissario del
governo iracheno, un contratto da 50 milioni di dollari per la fornitura di materiali per una moschea.
L'accordo, secondo i pm Andrea Padalino e Valerio Longi, era fasullo, ma quando la ditta toscana falli', nel 1999, il fantomatico credito venne ceduto a una societa' di Londra, che nel 2004, grazie anche a un'ordinanza del giudice Donatiello, ottenne una parte del denaro.
Il magistrato massese e' la moglie di Paolo Dazzi, il figlio del titolare dell'impresa di Carrara che stipulo' l'accordo con l'iracheno, per il quale oggi sono stati chiesti otto anni e sei mesi. L'Iraq si e' costituito parte civile attraverso il capo missione dell'ambasciata in Italia; in aula i suoi interessi sono patrocinati dall'avvocato Luigi Chiappero. Il processo si celebra a Torino perche' e' la sede competente per i reati che riguardano i magistrati di Massa.