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''Mafie: c'è un rischio colonizzazione''

Alta presenza economica mafiosa

La Fondazione Caponnetto lancia l’allarme e assegna il ''primato'' alla terra apuana

guardia di finanza
guardia di finanza

Massa, 11 gennaio 2012 - Alta presenza economica mafiosa e alto rischio di colonizzazione mafiosa. Sono gli indici che il Rapporto 2011 sulla Mafia in Toscana — elaborato dalla Fondazione “Antonino Caponnetto” di Firenze — attribuisce alla provincia di Massa Carrara. Che guadagna così un non invidiabile primato tra le dieci province toscane, essendo l’unica con valore massimo per entrambi gli indici e in particolare l’unica che ha indice massimo quanto a rischio di colonizzazione. Ecco la situazione dei due indici per le altre province, rispettivamente “presenza economica mafiosa” e “rischio colonizzazione”: Arezzo alta e basso; Firenze alta e basso; Grosseto media e basso; Livorno media - alta e medio; Lucca alta e medio - alto; Pisa media - alta e basso; Pistoia media - alta e medio - basso; Prato alta e medio; Siena media - alta e basso.

 

Il focus conclusivo del Rapporto è dunque dedicato proprio alla terra apuana: «La provincia di Massa Carrara per la posizione geografica e per il tipo di economia risulta appetibile per le organizzazioni criminali mafiose. Da un lato vi sono le cosche del ponente ligure e dall’altro gli interessi di altri gruppi provenienti dal sud in arrivo su un territorio considerato accogliente».

 

I dati di fatto in base ai quali la noztra zona è“appetibile” per le mafie? «Il territorio — prosegue la Fondazione — dimostra una discreta propensione all’uso della cocaina (operazione Codino inprimis), alla prostituzione diffusa con numerose minorenni rumene (operazione del 4 luglio 2011) e ad aggravare il tutto ci sono i molteplici incendi dolosi tra cui quello di inizio dicembre del club Regina di Cuori o quello ancor più recente al cantiere navale nel capannone Lb Yacht. Non bisogna poi dimenticare il marmo e tutto ciò che ruota attorno ad esso dal lavoro nero nelle cave, al trasporto, agli appalti delle strada del marmo».

 

La Fondazione fa inoltre notare «la presenza di numerose imprese provenienti da zone dell’Italia assoggettate alla criminalità organizzata. I controlli quindi devono essere continui senza ovviamente fare alcuna generalizzazione». Un’altra constatazione è d’obbligo: «La crisi economica — scrive la Fondazione — porta anche all’aggravamento del fenomeno dell’usura e recentemente un soggetto dedito a tale pratica originario di Carrara e residente a Viareggio ha subito un sequestro di beni da parte della Dia di Genova pari a 6 milioni di euro». Ancora, «il territorio si presta come altri al gioco d’azzardo e gli interessi di Cosa Nostra non mancano, come si evince dalla maxi operazione contro il re delle slot machines di Caltanissetta con una società sequestrata anche a Massa Carrara.

 

Se a tutto ciò aggiungiamo l’allarme della Dia di Napoli sulla presenza dei casalesi a Massa Carrara dopo l’arresto di Zagaria e le paure dei cittadini con relative denunce anonime contro il pizzo, non si può non rilevare una situazione nel suo complesso abbastanza grave». Conclusione: «Massa Carrara rischia quindi di trovarsi colonizzata dalle organizzazioni mafiose».

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