"Giudici spinti verso
il pensionamento anticipato"
Le toghe apuana protestano contro i tagli. Processi penali bloccati per carenza di personale a palazzo
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Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

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Massa, 24 giugno 2010 - Il tribunale di Massa potrebbe “perdere” 5 giudici su 15 entro novembre, se le disposizioni su Tfr contenute nella manovra di Governo venissero confermate, spingendo così i magistrati più anziani a scegliere la via del pensionamento anticipato. E’ uno dei dati forniti dal presidente della locale sezione dell’Associazione nazionale magistrati, Paolo Puzone, giudice del civile, che ieri, consegnando alla stampa un comunicato, ha voluto spiegare, calandole nel contesto locale, le motivazioni che hanno spinto l’Anm a proclamare per il 1° luglio lo sciopero delle toghe contro le “misure” (si legga i tagli) al pubblico impiego. Presente alla conferenza stampa anche il pm Federico Manotti, procuratore “reggente” in attesa dell’entrata in servizio di Aldo Giubilaro.
La manovra inciderebbe anche sulle retribuzioni dei magistrati più giovani: un togato di prima nomina, con uno stipendio lordo di circa 40mila euro annui, subirà tagli per circa 10mila euro, il 25% della retribuzione. "Questo — è la posizione dell’Anm — significherà allontanare tanti giovani preparati e meritevoli dalla magistratura, con un peggioramento del servizio giustizia in danno dei cittadini". Rende più amaro il boccone, nota l’Anm, il fatto che la manovra "non colpisce gli evasori fiscali (già beneficiati da numerosi condoni), i patrimoni illeciti, le grandi rendite e le ricchezze del settore privato; paralizza l’intero settore giudiziario, screditando e mortificando il personale amministrativo; svilisce la dignità della funzione giudiziaria e mina l’indipendenza e l’autonomia della magistratura".
I “tagli” alle retribuzioni, sottolinea Puzone, si affiancano ai tagli alle risorse e alla "assoluta inidoneità delle iniziative legislative" che già hanno messo a dura prova la tenuta del servizio giustizia. Un esempio? Già durante questa settimana i magistrati hanno attuato una forma di protesta, una sorta di “sciopero bianco”: semplicemente attenendosi alle norme di legge hanno ottenuto effetti (negativi) clamorosi. Le udienze del penale degli ultimi tre giorni sono state quasi tutte rinviate, per mancanza dell’ufficiale giudiziario la cui presenza in aula è prevista dalla legge.
E’ accaduto lunedì e martedì con le udienze del monocratico mentre ieri il collegiale ha “salvato” un unico processo in considerazione del fatto che l’imputato è agli arresti e si sarebbe andati a sentenza. Nel civile, alle udienze è prevista la presenza di un cancelliere che invece negli ultimi anni è costantemente assenze, per carenze di personale negli uffici: in questi giorni a Massa i giudici hanno formalmente richiesto alla cancelleria la presenza del cancelliere e l’ufficio per garantire l’assistenza al processo ed evitare i rinvii ha ovviamente dovuto distogliere il personale da altre mansioni, come le attività di sportello.
La manovra, dunque, viene letta come “punitiva” verso l’ordine giudiziario, per il quale, ha notato Puzone, "continuano a mancare interventi strutturali che davvero consentano risparmi e maggior efficienza". Qualche esempio? L’Anm da anni propone allo Stato la soppressione dei piccoli tribunali e delle sezioni distaccate, con risparmi possibili di decine di milioni di euro. Puzone fa l’esempio del Piemonte, dove per “cleintele” elettorali sopravvivono tribunali con bacini di utenza di poche decine di miglaiia di cittadini.
L’Anm propone anche "il recupero delle pene pecuniarie e delle spese di giustizia (circa un miliardo di euro l’anno) e la sospensione dei processi con imputati irreperibili che costano decine di milioni di euro solo per le spese di patrocinio".
Invece, si taglia a prescidere: nel 2001 al tribunale di Massa venivano riconosciuti 80 milioni di lire per le spese di ufficio mentre nel 2010 il ministero dà solo 4mila euro. Questo significa difficoltà pratiche drammatiche: stampare o fotocopiare atti giudiziari diventa un lusso. Se capita un processo grosso e le carte vanno mandate a Genova per il riesame "ci sono problemi a fare le fotocopie". Le toghe si preoccupano anche del personale amministrativo: gli stipendi di questa categoria non vedono aumenti da anni e l’ultimo concorso risale al 2001, chi è andato in pensione nel frattempo non viene sostituito.
E le riforme per far funzionare la giustizia? Puzone si limita ad un esempio: al momento dell’approvazione della legge 69/2009 “Riforma del processo civile”, il ministro della Giustizia espresse "grande soddisfazione" sostenendo che la riforma "ha come obiettivo l’accelerazione dei tempi del processo" ma l’istituto “qualificante” dell’intera riforma, il ricorso previsto dall’articolo 702 bis, «ad un anno dall’entrata in vigore della legge è sttao utilizzato dagli avvocati, nel tribunale di Massa, una decina di volte». Come dire che questa “corsia di accelerazione” non funziona per nulla. Morale: "Manca un disegno genrale — commenta Puzone — manca una prospettiva, la volontà di far funzionare la giustizia".
Anna Pucci
13/07/2010 - Carrara
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