Il presidente di Cna Dino Sodini accusa l’Autorità Portuale di mettere i bastoni fra le ruote a chi vorrebbe investire nella nautica: nel porto, infatti, non ci sarebbe sufficiente spazio per i mega yacht, che dunque prendono il largo verso La Spezia o Viareggio
Carrara, 1 ottobre 2008 - Non c’è spazio al porto per i mega yacht. E il valore aggiunto voga verso Viareggio. Prende il largo verso Viareggio e La Spezia, quello che in economia si chiama 'valore aggiunto' della produzione: le finiture, l’arredamento, l’allestimento e il collaudo dei motori che hanno bisogno di manodopera e indotto specializzato per essere realizzate.
E con quel 'valore aggiunto' se ne vanno opportunità di lavoro e la scintilla che spinge aziende e professionisti ad investire sulla nautica. La denuncia è della Cna che accusa l’Autorità Portuale di mettere i bastoni fra le ruote di chi vorrebbe investire nella nautica. "In provincia si fanno solo i gusci e si continueranno a fare i fino a che non ci sarà più disponibilità e attenzione verso un settore sano".
A riaprire la scatola dei disagi infrastrutturali offerti dal nostro territorio alla nautica è il presidente di Cna, Dino Sodini, ancora una volta in prima linea per difendere un comparto che ha trovato una nuova collocazione, ma non certo una facile convivenza.
L’ultima occasione - si legge in una nota dell’associazione di categoria - nemmeno una settimana fa quando una delle maggiori imprese del settore aveva minacciato di andarsene per mancanza di spazi per ampliare la sua operatività. Bersaglio questa volta la Port Authority, ente preposto a gestire le banchine del porto. Si tratta di un’azienda che chiede una fetta di banchina per alcune settimane per rifinire uno yacht e concludere, a poche centinaia di metri da dove è stata costruita, l’imbarcazione. Un risultato più volte auspicato dalle stesse imprese e da Cna che in attesa del porto turistico aveva chiesto semplicemente più “attenzione da parte del territorio”.
"Non è stato possibile - interviene Dino Sodini - perché non ci sono spazi, e qualora ci fossero stati sarebbero rimasti soggetti alle esigenze del porto. Avrebbero dovuto bloccare le operazioni di rifinitura, spostare la barca, e fermare tutto. E così l’imbarcazione ha dovuto prendere il largo, destinazione Viareggio portandosi via indotto, lavoro e fatturati che sarebbero rimasti invece qui se ci fosse stata un po’ di lungimiranza".
Un capitolo che non riguarda il semplice varo, operazione istantanea che con regolarità viene effettuata (ma con notevoli costi), ma tutte quelle operazioni di finitura dell’imbarcazione che non possono essere ultimate in cantiere. "Non stiamo parlando di verniciatura, né tanto meno di resinatura, ma di ultimare gli interni, collaudare i motori, verificare la struttura portante e per farlo serve una banchina.
Non serve tutto il porto, ma una piccola parte. Per una convivenza tra le attività commerciali del porto, per altro importanti, e la diportistica crediamo sia necessario organizzare e programmare l’utilizzo degli spazi vuoti del porto così da permettere alla nautica di utilizzarli. Serve, nell’immediato, un minimo di reciproca disponibilità a lavorare insieme. Le aziende della nautica non possono essere sempre le più penalizzate.
L’infrastruttura porto commerciale - conclude Sodini - è una componente fondamentale del territorio. La gestione delle banchine necessità di una programmazione perché dire sempre no, alla lunga, può stancare chi in questo territorio ha portato posti di lavoro e una nuova economia".
Apre la stagione di prosa del Teatro Animosi (venerdì 17 ottobre, replica sabato 18) Paolo Rossi, che torna a Carrara col suo nuovo lavoro 'Sulla strada ancora', impaginato dallo stesso Rossi su testi di Stefano Benni. Uno spettacolo che è un percorso in divenire nel quale Rossi, protagonista unico in scena, propone diversi modi di far teatro, in un gioco di ruoli di cui proprio il pubblico sarà il metaforico regista