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IL BUSINESS DELL'ORRORE

Finte cremazioni, 13 arresti
Nascondevano le salme

False cremazioni e cremazioni multiple, resti mortali non tutti ancora identificati, ceneri consegnate a parenti di defunti che in realtà appartenevano a chissà chi e cadaveri 'depositati' nella cella frigorifera. Questo è l'orrore emerso dalla conclusione dell'inchiesta 'Amen', che ha coinvolto il cimitero comunale del Mirteto. Tredici gli arrestati, fra cui nomi di spicco del panorama istituzionale apuano

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UOMINI DEL NUCLEO ANTI-SOFISTICAZIONE Massa, 14 agosto 2008 - Ha suscitato clamore in città l’epilogo dello scandalo del cimitero di Mirteto, emerso grazie alle indagini svolte dai carabinieri del Nas di Livorno e della compagnia di Massa con il coordinamento del sostituto procuratore Federico Manotti. Clamore per il numero e l’identità dei tredici arrestati ma anche e soprattutto per il quadro tracciato di una disumana e sconvolgente gestione dei servizi cimiteriali.

 

La conclusione dell’inchiesta avviata all’inizio del 2007 è stata segnata all’alba di ieri dall’operazione 'Amen', quando i carabinieri hanno proceduto all’esecuzione di tredici arresti per vari reati, tra cui truffa, dispersione e sottrazione di ceneri, peculato, corruzione, falsi di atti pubblici, reati contro la pietà dei defunti e contro la pubblica amministrazione. Il tutto, per la maggior parte degli arrestati, con l’aggravante dell’associazione a delinquere.

 

Altre dodici persone erano già state denunciate a piede libero nei primi mesi dell’inchiesta e restano tutt’ora indagate. Tra gli indagati a piede libero anche il primo degli arrestati in questa vicenda, poi rimesso in libertà per aver collaborato all’inchiesta: Enzo Pucci, il dipendente di Euroservizi addetto al forno nel momento in cui i carabinieri eseguirono il loro primo blitz, il 4 maggio del 2007. I reati si sarebbero consumati dal 2005 al 2007 all’interno del forno crematorio del cimitero cittadino, gestito appunto dalla ditta carrarese Euroservizi srl.

 

Coinvolte nella vicenda ci sono persone legate a vario titolo alla società di gestione ma anche impiegati dei Comuni di Massa e di Pisa e imprenditori di onoranze funebri. E’ finito in manette, e si trova in isolamento nel carcere di Livorno, Renzo Fialdini, al tempo delle indagini responsabile dell’ufficio cimiteri del Comune di Massa, oggi nello staff del sindaco Pucci all’interno dell’ufficio di Gabinetto. Per lui, all’accusa di associazione a delinquere si aggiunge quella di abuso di atti di ufficio e corruzione.

 

In carcere anche il colonnello dei carabinieri in congedo Augusto Calzetta, con una ricca carriera svolta nella provincia di Massa Carrara: è accusato di aver approfittato delle sue conoscenze e della sua posizione ancora influente nell’arma per ostacolare le indagini e proteggere così uno dei soci di Euroservizi a lui legato per altre attività; tra i capi di accusa il favoreggiamento ma non ’associazione.

 

In carcere anche Renato Alibani, carrarese, titolare della ditta Euroservizi, e numerosi suoi dipendenti: gli impiegati Ernesto Ceccarelli e Marco Grassi e gli operai Alessandro Dazzi, Piero Dell’Amico, Maurizio Guerra, Luca Pelletti, Giancarlo Rizzi e Alan Tonazzini. Agli arresti domiciliari Luciano Del Sarto, impiegato comunale a Pisa: gli vengono contestati i reati di corruzione e truffa aggravata ai danni dell’ente pisano.

 

In qualità di addetto al forno di quella città, fra il novembre e il dicembre del 2004 — prima dell’entrata in funzione del forno di Mirteto — avrebbe accettato di cremare 41 salme provenienti da Massa 'in nero', cioè senza comunicarlo al suo Comune, ricevendo per sé cento euro a cadavere da parte di Euroservizi che 'risparmiava' così sul pagamento al Comune di Pisa. Agli arresti domiciliari anche Enrico Paladini, imprenditore delle onoranze funebri di Serravezza.

 

All’interno del forno crematorio di Mirteto, è stato sottolineato nella conferenza stampa tenuta ieri dal pm Manotti e dai carabinieri, tra quali il maggiore Andrea Ronchey e il tenente Fabio Saddi, le violazioni riscontrate andavano ben oltre le semplici irregolarità: false cremazioni e cremazioni multiple per abbattere i costi di gestione dell’impianto; cadaveri, non tutti ancora identificati, i cui resti andavano dispersi; ceneri consegnate ai parenti dei defunti che in realtà appartenevano a chissà chi; cadaveri depositati nella cella frigorifera o rinvenuti anche tra sacchi della spazzatura; salme, per adesso 12, che agli atti pubblici risultavano già cremate ma invece ritrovate ancora integre, accatastate in vari locali sotterranei del cimitero.

 

Una stima approssimativa calcola in 550 i chili di ceneri rinvenute accatastate nel cimitero, anche gettate negli ex ossari sotterranei. Tutto per un giro di affari stimato in 300 mila euro.

Manuela D'Angelo










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