Carrara, 25 ottobre 2017 - Il simbolo del no a Renzi, colui che ci ha messo la faccia candidandosi contro il partito, Andrea Vannucci, cerca di fare chiarezza in un mare magnum di accuse, denunce e indici puntati. «La parte renziana del partito – è l’analisi di Vannucci – , fin da prima delle lezioni aveva una mission chiara: fare fuori la vecchia guardia e coloro che non sono allineati con il dictat di Rignano per poi scegliersi la squadra da presentare in Parlamento. Non importa perdere Carrara o rinunciare a qualche comune: l’importante è avere i parlamentari allineati. Mi domando dove siano finiti tutti quelli che si strappavano le vesti in nome della libertà e in difesa delle scelte locali. Qui abbiamo uno statuto che ogni volta viene considerato carta straccia da commissari inviati da Firenze o da Roma che cambiano le carte in tavola. Il tesseramento è un’operazione che da statuto devono fare i circoli: sono la base più vicina alla gente. Adesso si scopre che si dà mandato a figure istituzionali, guarda caso di uno stesso schieramento, che hanno fatto incetta di voti». Il resto è una guerra fra due opposti schieramenti che al momento di conciliabile sembra abbiano davvero poco. C’è chi parla di tesseramento all’Achille Lauro, chi giura che tutto è stato fatto secondo le regole, chi parla di doppie tessere, stessi nomi per circoli diversi, chi invoca addirittura la magistratura. Che intanto deve ancora esprimersi sulla validità delle scelte del commissario e a novembre potrà pronunciarsi, dopo ricorsi e controricorsi che hanno animatola stagione estiva e primaverile, sulla validità della candidatura di Andrea Zanetti. Anche se a questo punto la storia o meglio l’elettorato ha già deciso mettendo unpunto a quello che i vertici del partito non sono riusciti a chiarire.