Carrara, 23 ottobre 2017 - Tessere diverse intestate alla stessa persona, recapiti telefonici riferiti persino a leghisti, capi di altri partiti incaricati di raccogliere adepti, c’è chi minaccia di scomodare la Procura. Peggio di così non poteva andare la campagna di tesseramento del Partito democratico che ha perso un’altra importante occasione per dimostrare credibilità. Non ci vede chiaro Luca Ragoni, coordinatore della commissione elettorale, e dopo aver invocato invano un incontro con il commissario ad acta Franco Vazio, decide di annullare la seduta di stasera che di fatto sposta ancora più in là il tanto atteso congresso. Il pasticciaccio dentro il Pd assume forme sempre più megalitiche, con i circoli, da sempre deputati a raccogliere e registrare i tesserati che si sono visti bypassare dalle famose valigie di Martina Nardi e dai faldoni di Giacomo Bugliani che hanno fatto cappotto. «Tuttavia – spiega Ragoni – al momento in cui mi arrivano le lamentele dei vari segretari di circolo che al controllo delle schede hanno trovato falsi iscritti e anomalie fuori controllo, mio dovere è sospendere tutto e rinviare la seduta di commissione in modo che i vari circoli arrivino con le idee chiare di quanti e chi siano questi tesserati. Che da noi superano in numero quelli di Firenze». Un po’ strano se si pensa che i moduli per il tesseramento sembra siano stati contingentati per tutti tranne che per qualcuno, facendo poi pendere l’ago della bilancia a favore della casa renziana. C’è chi vuole andare in Procura per per chi è arrivato con importi superiori ai 3mila euro, chi contesta che le varie schede siano state portate a Firenze di notte. Di fatto Vazio non ha certo aiutato dal momento che come scrive nella sua relazione «ha annullato soltanto le tessere che al campionamento risultavano anomale» e lasciando le altre. Insomma un altro casus ormai tipico del Pd che la dice lunga sulle lotte di potere in vista del congresso al momento sospeso. Intanto fra minacce, tessere annullate, iscrizioni bulgare, e falsi documenti c’è chi addirittura strappa la divisa: è il consigliere Cristiano Bottici che ieri ha comunicato al partito «di non portare avanti né il congresso né altro. Non rinnoverò la tessera – scrive –. Avevo intravisto nella rigenerazione di Andrea Zanetti un’opportunità, per ridare un senso alla politica, ma la sensazione è che nulla sia cambiato». La decisione pare sia successiva alla assunzione di Lara Venè come garante per l’infanzia in Regione. Posto, retribuito, che ha fatto scatenare un altro tsunami nel partito e aprire una nuova pagina di veleni e polemiche su competenze, ruoli, fette di potere e avanzamento di schieramenti e correnti