Massa, 17 giugno 2017 - QUELLO è il suono della transumanza, dei campanacci che si muovono al collo delle pecore. E’ il suono che ogni anno gli abitanti di Tavernelle riconoscono, significa che l’estate è iniziata e che Giancarlo Boschetti parte per i monti. Come ogni anno, l’altra mattina, l’antica tradizione si è ripetuta: Giancarlo, che vive a Tavernelle di Licciana Nardi, ha preparato le pecore, ciascuna col suo campanaccio al collo e poi è partito, rigorosamente a piedi, per Linari, prima tappa del percorso. A Linari si fermerà per qualche settimana, per poi continuare il suo viaggio diretto verso l’Emilia, in Val di Tacca, al Passo della Colla, un posto davvero suggestivo. Tutti si sono affacciati alle finestre per salutarlo, anche se in questi giorni tornerà a casa a portare il latte munto, all’azienda di famiglia che si trova a Tavernelle.

Quando invece saranno in provincia di Parma, lavoreranno il latte sui monti. E sui monti, Giancarlo e i suoi aiutanti, avranno un semplice capanno, dove vivranno almeno due mesi, quelli più caldi. «La transumanza è un rituale che ci appartiene da sempre – racconta mentre si avvia lungo la strada – perché le pecore soffrono molto il caldo e quindi è bene portarle sui monti, dove fa più fresco. Noi le accompagniamo e poi restiamo con loro.

Ogni animale ha il suo campanaccio, sono tutti diversi e loro sanno che quando lo indossano è ora di partire. E’ sempre stata una tradizione mettere i campanacci alle pecore durante la transumanza, ma servono anche per sentire dove vanno gli animali e per fare in modo che, sui monti, spaventino le vipere col rumore». Con Giancarlo, due aiutanti d’eccezione, Marco e Gessica, giovani amanti del vita all’aria aperta, che hanno aperto una piccola azienda agricola. Anche loro hanno un gregge. Erano con lui perché Marco, lo scorso anno, era sceso da Milano lasciando il suo lavoro per aiutare Giancarlo e diventare pastore a sua volta. Quest’anno ci è riuscito ed è davvero soddisfatto della sua scelta.