Massa, 7 dicembre 2017 - Nuova perquisizione in ospedale, ieri mattina, degli agenti della squadra mobile di Massa. Gli investigatori sono andati al primo piano del NOA, nel reparto Radiologia Interventistica, dove lavorava il dottor Franco Sanguinetti, il medico arrestato venerdì scorso. Sono entrati in un piccolo studio usato dal medico insieme ad altri colleghi e hanno sequestrato vario materiale. Il quadro probatorio nei confronti del radiologo pare consistente, ma la Polizia sta cercando eventuali complici. Quando il dottore faceva il ricettatore vendendo i gioielli rubati dai sinti, i gioiellieri che li compravano sapevano che si trattava di refurtiva? Sono sotto i riflettori anche altre persone, residenti sia nella provincia apuana che in provincia della Spezia. Quasi tutti professionisti, alcuni insospettabili, ma legati da un minimo comune denominatore: sono amici di Franco Sanguinetti. E non a caso ieri sono state perquisite alcune abitazioni a Massa, Carrara in Lunigiana ma anche a Sarzana e alla Spezia.

Gli investigatori stanno approfondendo anche un secondo filone investigativo. A casa dell’arrestato e in un secondo locale di sua proprietà sono state rinvenute varie armi: sia fucili da caccia che pistole. Con differenze interessanti. Qualche arma era regolarmente denunciata e custodita in una sorta di armadio-blindato in casa. Altre non erano state denunciate. Non solo. Delle 5 pistole rinvenute alcune avevano pezzi diversi, ovvero non tutti era riconducibili alla matricola ufficiale dell’arma. E per quanto riguarda i fucili da caccia, beh, Sanguinetti non è un cacciatore. Sono armi rubate e magari riassemblate per complicare eventuali indagini?

Difficile dirlo. Per vederci meglio la squadra mobile ha chiesto l’intervento della Polizia amministrativa. Una delle ipotesi investigative è che le armi siano dei due sinti in carcere da venerdì: Alessandro Baratto e Clarabella Lafeur, entrambi cinquantenni e adesso uno in cella alla Spezia e l’altra nel carcere femminile di Genova. A proposito. Nelle scorse settimane sono state passate al setaccio anche le attività del medico che usava lo stesso ambulatorio di Sanguinetti in via XX Settembre ad Avenza. Pare fosse all’oscuro di tutto. Anche perchè il radiologo, pur essendo bravo professionalmente parlando, non era tra i più ciarlieri. Ha parlato poco anche con gli agenti della squadra mobile. Quando l’hanno arrestato e nelle ore successive non ha dato il minimo segno di pentimento. Sembra abbia negato tutto, anche l’evidenza.

In settimana sarà interrogato da Alessia Iacopini, il Pubblico Ministero che ha seguito le indagini dall’inizio. Parlerà?