Massa, 3 dicembre 2017 - COME nella migliore tradizione, a Fazzano, piccola realtà del fivizzanese, c’è stata la «battitura» delle castagne. Parliamo dell’operazione per separare bucce e pellicole dei frutti dopo che quest’ultimi sono stati essicati nei “gradili”, pronti per essere trasformati, dalle macine in pietra nei superstiti mulini ad acqua, in farina dolce. L’ evento, coreografico e quasi unico, ha avuto per teatro l’aia dell’Azienda Agricola “La Bucolika”, dove di castagne e della relativa farina se ne intendono. Tanto che lo scorso anno l’azienda, il cui titolare è il giovane Alessandro Cagnasso, è stata giudicata la prima in assoluto, nei due versanti dell’Appennino, per la qualità della farina dolce presentata alle prove di cucina a cui l’hanno sottoposta blasonati chef nel contesto dell’evento promosso dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.

E così, in un mare di polvere e pula, si è proceduto alla battitura di 5 varietà di castagne appena “sfornate” dal grado, di antica qualità e sublime sapore: rastlina, carpinese, mattana, biancana e punticosa. Ad avvicendarsi nel duro lavoro sono Cagnasso Alessandro, Cagnasso Stefano, Cagnasso Luca, Ombretta Mezzi, Gaia Mezzi, Franco Bertolucci, Daniele Barbieri, Furletti Dino ed Alberto. E dulcis in fundo, Giuseppe Mignani, il proprietario della rara macchina per battere le castagne, forse l’unica rimasta ormai in tutta la Lunigiana. La sposta con il trattore nei paesi di montagna dove ancora esiste la consuetudine di raccogliere le castagne e produrre farina dolce.

«Sono reduce da un’operazione all’anca – racconta Mignani, un’omone grande e grosso con un paio di baffi da set cinematografico – non ringrazierò mai abbastanza medici ed infermieri del Don Gnocchi di Fivizzano. In due settimane mi hanno rimesso in piedi ed eccomi qua, coadiuvato dagli altri amici, a sovrintendere alla battitura delle castagne a Fazzano. Mi hanno chiamato anche nel Reggiano, perché di queste apposite macchine che permettono di arrivare a battere le castagne anche nelle località più piccole e inaccessibili, non se ne trovano più. A me dispiace vedere scomparire queste tradizioni, queste piccole realtà produttive- Stringo i denti e finchè potrò accontenterò gli amici. Mi viene da pensare che le nostre popolazioni sono sopravvissute a guerre e carestie proprio grazie alle castagne ed alla sua farina. E così tengo duro nella convinzione che qualche giovane prenderà prima o poi il mio posto».