Massa, 13 gennaio 2018 - L’acqua un bene preziosissimo e Gaia la cercherà anche nella Valle del Torrente Bardinello, in località Pontevecchio. Ha già ottenuto l’autorizzazione del Comune per «indagini di ricerca idrica nel comune di Fivizzano, propedeutiche alla progettazione definitiva di pubblica utilità per captazione di acque sotterranee localizzata nella Valle del Torrente Bardinello». Le trivellazioni saranno fatte da un’impresa di Bologna e da una della provincia della Spezia. Vi opereranno 5 addetti fra geologi ed ingegneri. I lavori avranno inizio il 22 gennaio e dureranno 45 giorni. Nei paesi della zona la gente è in allarme anche perchè si è sparsa la voce che quell’acqua finirà a Livorno.

«Qui hanno trovato le statue stele e in una in una vallata di tale interesse archeologico, storico e naturalistico – dicono diversi abitanti di Bardine, Cecina e Cecina – Gaia vuole eseguire trivellazioni allo scopo di captare l’acqua per costruirvi pozzi di riserva idrica. Ma è zona archeologica, non la si può manomettere. Perché non recuperano l’acqua che fuoriesce, a causa di tubature ormai malridotte, dalla sorgente della Tecchia che alimenta l’acquedotto esistente da decenni? Inoltre noi proprietari dei luoghi dove vogliono fare trivellazioni e pozzi non siamo neppure stati avvertiti».

Scorrendo le carte, sono 57 i proprietari catastali dei terreni (alcuni ettari) interessati alle trivellazioni che Gaia vuol fare. La società fa però presente di avere l’autorizzazione del Comune ad introdursi nelle aree interessate visto che «a seguito dell’irreperibilità di molti proprietari, è stato notificato al Comune di Fivizzano avviso pubblico con la comunicazione di avvio procedimento per richiesta d’autorizzazione ad introdursi in area privata...».

Il sindaco Paolo Grassi getta, come dire, acqua sul fuoco. «Nella richiesta che Gaia ha fatto al Comune, ho constatato di persona che l’area archeologica non è interessata. I 4 o 5 pozzi sono esplorativi, si dovrà dopo vedere se sono idonei. E potremmo sfruttarli nella zona del Bardine per alleggerire l’acquedotto della Tecchia di Tenerano».

E’ doveroso ricordare che proprio a Pontevecchio trovarono le 9 statue stele vanto dell’archeologia lunigianese. Era il febbraio 1905. In località Bocciari, antico insediamento umano di cui restano solo rovine lungo il torrente Bardinello, il contadino Stefano Antonelli durante alcuni lavori le rinvenne ritte, una presso l’altra, sulla sponda destra del canale di Navola che s’immette nel Bardinello. Erano alla profondità di due metri. A 1.500 metri dal luogo del ritrovamento si apre la «Tecchia» di Tenerano, cavità naturale con un‘entrata di 40 metri che immette in una sala larga 60 metri e alta 20. Un sito dove l’uomo preistorico ha lasciato tracce: ossa umane e antichi reperti.