Massa, 4 febbraio 2018 - All'avanguardianel percorso di integrazione tra il carcere e la società: il carcere di via Pellegrini si conferma sensibile ed efficiente. Se per i figli dei detenuti di Sollicciano, come è emerso in questi giorni, entrare in carcere con un cane è una bella novità, perché l’ingresso in una realtà traumatica come il carcere sarà meno traumatico, i figli dei detenuti del carcere di via Pellegrini hanno vià vissuto questa esperienza e questo percorso, lanciato in Toscana dal Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria in dodici istituti pena, tra i quali Massa.

L’ingresso degli amici a quattro zampe, a Massa, fa parte di quel cammino di integrazione tra il carcere e la città che la direttrice Maria Martone costruisce passo dopo passo. «Il nostro istituto – spiega la direttrice Maria Martone – ha aderito da tempo a questo progetto. E così periodicamente durante i colloqui i detenuti possono avere vicino il loro cane che entra con i familiari. Anche questa è una iniziativa volta ad eliminare per quanto possibile le barriere tra il carcere e la realtà che esiste fuori. Inoltre abbiamo anche promosso altre iniziative in questa direzione coinvolgendo un canile del territorio e sono entrati in carcere dodici cani di varie razze. Sono iniziative importanti – aggiunge la direttrice della casa di reclusione massese – che provocano risultati positivi. Si crea un clima di familiarità. Sono assolutamente favorevole a questo progetto».

E il commento di Martone è in sintonia con il commento di Monica Sarno, funzionario giuridico - pedagogico del provveditorato toscano che spiega: «E’ un progetto che abbiamo realizzato per rendere meno traumatico l’impatto dei bambini con la realtà penintenziaria. I bambini e le bambine all’uscita del carcere spesso ci ringraziano per l’esperienza ed è bello vederli uscire con il sorriso sulle labbra».

Il progetto coinvolge diversi istituti di pena toscani, tra i quali appunto il carcere di via Pellegrini che si riconferma molto avanti nell’organizzazione di iniziative volte a rendere più umana la detenzione delle persone che si trovano a vivere l’esperienza della reclusione.