Massa, 2 marzo 2017 - «L’indagine corso riguarda pochi, pochissimi carabinieri. Dell’Arma fanno parte migliaia di persone e può capitare, come in ogni struttura, che ci siano poche, pochissime mele marce». Il procuratore capo Aldo Giubilaro commenta così l’indagine avviata su alcuni fatti che coinvolgerebbero militari della compagnia di Pontremoli e, forse, della compagnia di Massa Carrara. L’indagine è stata portata avanti in assoluta segretezza, nei mesi scorsi, dal sostituto procuratore Alessia Iacopini affiancata dallo stesso Giubilaro. Data la delicatezza della questione, la Procura di Massa ha fatto una scelta non usuale.

Non ha incaricato la Polizia o la Guardia di Finanza di seguire l’indagine sui carabinieri. Si è avvalsa direttamente dal nucleo di Polizia Giudiziaria che fa capo alla stessa Procura. Un gruppo selezionato di carabinieri, agenti di polizia e finanzieri che dipendono direttamente dai magistrati e hanno gli uffici in Procura, non in caserma o in questa o quella stazione. Sono stati loro, in sostanza, a fare le intercettazioni che metterebbero nei guai, secondo l’accusa, alcuni carabinieri. E sempre loro martedì hanno effettuato una serie di perquisizioni in Lunigiana, iniziate all’alba e terminate nel tardo pomeriggio.

Perquisizioni che avrebbero coinvolto stazioni e caserme dei carabinieri e una serie di abitazioni, sequestrando anche diverso materiale (cellulari, computer e documenti su carta). E’ giusto però ricordare che l’iscrizione nel registro degli indagati non è un rinvio a giudizio e tantomeno una condanna. I carabinieri indagati sarebbero una ventina, forse qualcuno di più, ma in alcuni casi l’iscrizione nel libro degli indagati sarebbe solo il classico atto dovuto, nulla di più. A quanto pare ai militari sarebbero contestati singoli episodi, non ci sono trame più complesse. In pratica sul tavolo del Pm Alessia Iacopini ci sarebbero diversi fascicoli, non è un solo «librone».

E non è stata contestata ad alcun militare l’accusa di associazione a delinquere. In estrema sintesi sarebbero (il condizionale è d’obbligo) stati contestati singoli episodi come alcuni atti di violenza fisica ai danni di un marocchino con precedenti di spaccio. O come la violenza subita da una prostituta prelevata dalla strada sulla quale esercitava la professione più antica del mondo e trasportata in caserma. E si ipotizza anche la falsificazioni di alcuni verbali.

Inutile chiedere commenti all’Arma. Gli ufficiali incaricati di mantenere i rapporti con la stampa rinviano direttamente alla Procura e per il resto si chiudono in un rigoroso silenzio. E ieri è stato proprio il Procuratore capo Aldo Giubilaro a confermare «piena fiducia nell’Arma. L’indagine riguarda pochissime unità, anche se le indagini riguardano fatti di una certa gravità. Sono comunque pochi i fatti da accertare».