Lucca, 16 dicembre 2016 - Tempo scaduto. Alessandro Tambellini scioglie le riserve sulla sua disponibilità a ricandidarsi alle prossime comunali per il Pd con una lettera inviata al suo partito proprio nel penultimo giorno utile: ma precisa comunque di non volersi sottoporre al giudizio delle Primarie in quanto viste come strumento di divisione. Il sindaco uscente, in realtà, è da mesi e mesi ormai più che convinto della sua ripresentazione per un secondo mandato. E con lui è tutto il suo ambiente umano e politico. La novità delle ultime settimane, almeno apparentemente, sarebbe il sostanziale via libera del Pd (anche della sua componente renziana, che ha agitato lo spettro delle primarie per quasi due anni con la possibile discesa in pista di Stefano Baccelli) ma che, alla resa dei conti, sta cercando di non strappare, forse in modo irreparabile, il partito. Anche alla luce del risultato decisamente negativo del referendum costituzionale.

Così, nei giorni scorsi, lo stesso Tambellini ha incontrato il vice segretario regionale Antonio Mazzeo, da tempo indicato come possibile commissario cittadino dopo le dimissioni, ormai di parecchi mesi fa, di Francesco Bambini, per fiutare i margini di un accordo. E se la richiesta di Tambellini di non far svolgere primarie non può formalmente essere accettata, visto lo statuto del Pd, lo può essere nella sostanza. Ovvero sarà sufficiente definire i dettagli di un accordo nelle prossime settimane e il gioco, a quel punto, sarà fatto. Con Stefano Baccelli, in quel caso destinato a rimanere, per il momento, in Regione. Tuttavia ieri, nel corso di un vertice a cui hanno preso parte tra gli altri il senatore Andrea Marcucci, lo stesso Baccelli e l’assessore regionale Marco Remaschi, si è provato a fare il punto della situazione. E sull’argomento primarie le certezze non sembrano così granitiche: ovvero, si sarebbe parlato anche della possibilità di tenerle comunque, nonostante il parere negativo di Tambellini. Tuttavia il momento consiglia prudenza.

Da un lato dunque il sindaco uscente potrebbe finire nella «trappola» e, dopo la lettera in cui annuncia che si ricandida, essere costretto a sottoporsi alla consultazione. Dall’altro l’idea di non sconquassare il partito resta decisamente sul tavolo. E magari, con Tambellini ricandidato anche dai renziani, se in primavera dalle urne dovesse uscire una sconfitta, sarà allora l’occasione per pronunciare il fatidico: «ve lo avevamo detto che non era il candidato giusto». Insomma tutto è ancora possibile e il quadro non appare ancora chiaro. Da considerare anche che bisognerà capire quali saranno le dinamiche nazionali: ovvero quando si terrà il congresso del Pd e quando le eventuali primarie per la premiership. Sembra tardi, visto che le elezioni del sindaco saranno nella primavera inoltrata del 2017, ma forse è ancora presto per svelare tutte le carte.