Lucca, 22 ottobre 2016 - Nel centrodestra si dice e si scrive «No». Tanta gente all’Hotel Guinigi di via Romana, dove si sono ritrovati molti big del centrodestra, uniti nella battaglia per il «No» al referendum costituzionale. A riprova che, salvo qualche scelta individuale, un po’ tutto lo schieramento alternativo al Pd è schierato per ributtare al mittente una riforma della Costituzione che lascia in tanti perplessi. Organizzato dalla Fondazione della Libertà e dalla Fondazione Magna Carta, di fronte a circa 300 persone, hanno preso la parola il senatore Gaetano Quagliarello (Identità e Azione), Altero Matteoli (Forza Italia), Claudio Borghi (Lega), Mario Esposito, ordinario di diritto costituzionale. Al tavolo anche il consigliere comunale azzurro, Marco Martinelli. La riforma non servirà a semplificare il bipolarismo, ecco il mantra ripetuto durante il convegno dall’eloquente titolo «Volete il Senato o Barabba?». Anzi: il Senato sarà in mano a persone che saranno solo a Roma occasionalmente, visto che sarebbero sindaci, senza stipendio ma con rimborso. E oltretutto si complicherebbe l’iter per la formazione delle leggi, che finirebbero per essere una decina, con possibili blocchi delle leggi stesse. Senza parlare che questa riforma, è stato ricordato, favorirà ancora di più il trasformismo e i cambi di casacca.

Tante le ragione del «No», per i relatori che hanno coperto un po’ tutte le aree di un centrodestra che sta provando a ricompattarsi. «Dovevamo avere un Paese unito sulle regole – ha attaccato Quagliariello, pentitosi dell’esperienza con Alfano e rientrato nel centrodestra – e invece siamo spaccati, come è venuto meno il rispetto per gli avversari: si può dire, come ha detto Renzi, che il referendum sia da usare come un lanciafiamme contro le opposizione interne e esterne? Senza parlare della data , che quando sembravano in vantaggio i «Sì» volevano fissare mentre gli italiani erano al mare e ora, guarda caso, si arriva quasi a Natale perché sono in svantaggio? Immaginate cosa sarebbe successo se tutto questo lo avesse fatto Berlusconi». «Renzi è un burattino di ordini che vengono da più in alto, da poteri fortissimi – ha aggiunto Borghi – questa modifica della Costituzione non è destinata a far diventare virtuoso lo Stato o farlo diventare vicino ai cittadini, ma servirà solo a farci diventare schiavi. Di chi? Dell’Unione Europea che entra 12 volte in Costituzione e che ci renderà sottoposti ai vincoli dell’Ue e distruggerà la sovranità degli italiani con il nostro Paese destinato definitivamente a essere di serie B che deve solo eseguire ordini e prendersi migranti. Questa riforma è da respingere in blocco rimandando a casa chi ce l’ha proposta e una volta tanto non subire in ginocchio i voleri dell’Europa».

A chiudere Altero Matteoli, che ha duramente polemizzato con Marcello Pera, ora a favore del «Sì». «Pera ha detto che i colonnelli hanno cambiato casacca – ha ricordato – ma dovete sapere che il titolo del convegno «Volete il Senato o Barabba?» è di Pera stesso, che ora ha cambiato bandiera dopo aver parlato per fare campagna per il «No». Dice che lo facciamo per i nostri bisogni: l’unico bisogno nostro è mandare a casa Renzi. Non so se lui rivuole la presidenza del Senato: può cambiare idea ma deve smettere di polemizzare con noi da quando è partito il referendum facciamo campagna per i «No». DUE i motivi fondamentali per bocciare la riforma: perché è sbagliata e perché Renzi ha detto chiaramente che andava a casa e ora cerca l’appoggio degli Usa con l’ambasciatore in Italia che ha candidamente ammesso che nemmeno ha letto la riforma, ma invita a votare sì: con questi l’Italia non ha più autonomia e rischia di essere totalmente in mano di altri».