Lucca, 8 giugno 2017 - Un sindaco in carica confermato dal centrosinistra dopo mille riserve e come principale sfidante il giornalista che ha fatto le bucce alla sua gestione. Una sfida da film, quella di Lucca, unico capoluogo toscano orgogliosamente democristiano ai tempi della prima repubblica, che vede esaurirsi con quello guidato da Alessandro Tambellini il secondo mandato del dopoguerra a guida centrosinistra. Tornare alla tradizione o prolungare quello che a cinque anni di distanza è ricordato come il grande regalo fatto al Pd da un centrodestra egemone e lacerato?

Nel 2012 il Pdl insistè su Favilla, sindaco uscente con trascorsi da primo cittadino Dc. Pietro Fazzi, a sua volta sindaco del centrodestra decaduto nel 2007 nel contrasto con l’ex presidente del Senato Pera, si candidò in opposizione a lui. La città decise di buttarsi «dall’altra parte», Tambellini sfiorò la vittoria al primo turno e trionfò col 70% al ballottaggio.

Se fu uno scherzo della storia, in questa città moderata nella vita prima ancora che in politica, lo diranno il voto di domenica e quasi certamente del 25 giugno. Il centrodestra si è vaccinato, cancellando la colpa del 2012 e presentandosi unito attorno a Remo Santini, 51 anni, responsabile della redazione locale de La Nazione (ora in aspettativa), lanciato da due liste civiche con il compatto sostegno di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. A destra c’è il candidato di CasaPound Fabio Barsanti, ma rivalità in stile Fazzi-Favilla è esclusa.

Una rivalità che ha fatto scuola trasversalmente se è vero che anche il centrosinistra ne ha preso nota. Andrea Marcucci, senatore e alto papavero del Pd nazionale voleva incoronare un renziano come il consigliere regionale Stefano Baccelli. Ma il timore che Tambellini - primarie o non primarie - si candidasse contro di lui oltre a certe riserve di Baccelli convinsero a ricandidare il sindaco in carica. Questi, politicamente vicino al governatore della Toscana Rossi è mal digertito dai renziani, che ora lo sringono nel cordone sanitario di una schiera di candidati fedeli all’ex premier.

Risultato: Tambellini si munisce di quattro liste civiche (una delle quali oltre al suo cognome rispolvera la magica parola Sinistra) per racimolare qualche consigliere di riferimento e non trovarsi domani generale senza esercito. Prigioniero degli alleati, un po’ com’è ora Rossi in Regione.

I 5 Stelle sono in crescita, hanno un candidato senza il pedigree della casa (Massimiliano Bindocci è stato sindacalista della Cgil e ora lo è della Uil), ma non paiono in grado di insidiare i due poli tradizionali, in questa città dove anche le proteste sono soffuse e meditate, non di pancia ed immediate.

Così, il ruolo di ago della bilancia ai ballottaggi se lo contendono Matteo Garzella, predidente del consiglio comunale in quota Pd, uscito dal partito fra clangore di porte sbattute e Donatella Buonriposi, dirigente del provveditorato agli studi, sostenuta da due liste civiche una delle quali ispirata a Vittorio Sgarbi. Buonriposi è moglie di un manager del gruppo farmaceutico dei Marcucci, indizio, fra gli altri, che Marcello Pera coglie per dire che nella lista Buonriposi ci sono lo zampino e pure qualche candidato di osservanza del senatore. Marcucci replica a Pera di preferirlo come filosofo che come autore di fantasy.

Punzecchiature fra big, che scaldano una campagna elettorale sonnacchiosa. Il contrario di quella consumatasi fra lunghi coltelli ma lontano dai riflettori due mesi fa per l’elezione del nuovo presidente della Fondazione Carilucca ( patrimonio poco sotto i 1200 milioni) dai più indicato come il vero sindaco della città.

Anche grazie alla ricca fondazione Lucca sembra non avere gravi problemi, malgrado il centro storico pieno zeppo di stranieri. Profughi? Sì, qualcuno. Il resto sono americani, giapponesi, nordeuropei colti, ricchi, educati che invitano i lucchesi a traslocare in periferia e trasformare gli appartamenti storici in airbnb. Sì, perché non c’è più un letto libero per Lucca Comics di novembre e per il Summer Festival che a settembre porterà sotto le Mura i Rolling Stones. Col ritornello Satisfaction che vola di bocca in bocca, inno azzeccato di questa città.