Lucca, 5  dicembre 2017 - «Immaginiamo che Ryanair tagli i voli su Pisa per concentrarsi - ipotesi - su Bologna. Che ne sarebbe della Lucca che si è buttata selvaggiamente sul turismo? Valentina Mercanti, assessore al commercio del Comune di Lucca inizia da una domanda ipotetica nel rispondere al quesito su quale città vorrebbe o solo immagina per il nel 2020 o nel caso, nel 2022 quando si concluderà il suo mandato in giunta. A ispirare la nostra inchiesta sulla Lucca del prossimo futuro, la condizione di piazza Anfiteatro che La Nazione fotografò domenica scorsa con una dozzina di saracinesche sollevate su oltre cinquanta e un aspetto desolato e vuoto, laddove in estate la brulica di turisti attratti dal drink all’aperto in quello scenario incomparabile.

Mercanti, Anfiteatro vuoto come uno stabilimento balneare d’inverno.

«Penso ciò che La Nazione ha scritto, anche se arriverei a un diverso rimedio. Ben venga l’albero di Natale che voi proponete per rianimare la piazza. Ma fino c a che non c’è, i lucchesi hanno di fronte agli occhi a cosa portano certe esasperazioni».

Parla del commercio stagionale?

«Non solo. Sollevate gli occhi, osservate le finestre affacciate sull’Anfiteatro e pensate a quante sono abitate ora. Pochissime. Le case sono in frigo in attesa di consegnarsi ai turisti per una settimana, pochi giorni o una sola notte».

Quindi?

«Una riflessione e un rimedio».

Cominciamo dalla riflessione.

«Per il concerto dei Rolling erano calcolati 70mila pernottamenti a Lucca. I posti letto censiti sono poco più di 6mila. Dove hanno dormito gli altri?».

Bella domanda.

«Avevamo fatto un accordo con La Guardia di Finanza per scoprire l’evasione della tassa di soggiorno. Ci sono migliaia di pernottamenti che sfuggono».

È questo il rimedio?

«No. Voglio anche costruire. A inizi anni ’80 c’erano oltre trentamila residenti. Ora meno di novemila. Occorre riportarli in centro. Possibilmente giovani, che conducano qui la vita e indirizzino il commercio verso funzioni che sta perdendo. E con esse anche la città perde la propria identità».

Vuole fare la guerra alle catene internazionali?

«Così va il mondo e sarebbe sciocco far finta di nulla, Ma qualcosa si può e si deve fare, ad esempio col progetto Giovani sì della Regione per affitti a canoni concordati. Magari anche per immigrati».

I proprietari preferiscono i turisti che in una settimana pagano quanto gli altri in un mese.

«La proprietà è un diritto sacrosanto. Ma il Comune ha le sue armi. Ad esempio, bene gli sgravi per chi ha fondi in centro. Ma se si scopre un proprietario con venti fondi da 10mila euro al mese ciascuno dovrei ridurgli l’Imu?».

Quelle somme le pagano solo le catene.

«Io vorrei ancora più catene. Scelte .Marchi come Zara e H&M, che finirebbero per attrarre flussi di clienti - a cominciare dai lucchesi che oggi vanno a Pisa - con benefici anche per gli altri commercianti».

Sono tutti benvenuti, allora. Tranne chi vuole aprire bar o ristoranti.

«Una moratoria scade a fine 2017, l’altra a fine 2018. Senza quelle il centro morirebbe in mano a locali tutti uguali. Ci vuole identità. Lucca è una terra ricca e generosa».

Sarà un luogo comune me vien da dire: ricca sì, generosa meno.

«Imparate a conoscerla. Qui per generosa intendo di prodotti. L’agricoltura offre tutto: vino olio, funghi, verdure. Poi carne,,pesce. Esaltiamo i nostri km 0. Nei ristoranti e nei negozi.»

E poi?

«Gli artigiani mi sembrano la categoria più ammaccata dalla crisi. Mi piacerebbe che i fondi del centro tornassero le loro botteghe, dove sfoggiare professionalità elevatissime e ora un po’ oscurate» .

Quindi più residenti, più artigiani, meno turisti nelle case e sì alle grandi catene.

«Il discorso è complesso. Vorrei che Lucca non perdesse se stessa. E i turisti con l’ombrellino vanno bene, ma fino a un certo punto».

Un modello?

«Non vado lontano, non vado nelle capitali turistiche. Dico il nostro Borgo Giannotti, dove il commerfcio coabita con le residenze. Lì c’è equilibrio. Non è un caso hanno se tutti assieme hanno installato le luminarie da soli».