Lucca, 23 dicembre 2017 - «E’ il mio primo Natale con il cuore nuovo. Un’emozione difficile da spiegare. Non sono brava con le parole, ma voglio ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile quello che fino a poco tempo fa sembrava un miraggio, se non proprio un miracolo... E in particolare ringrazio quella povera ragazza sconosciuta che mi ha donato il cuore e i suoi familiari che in mezzo a tanto straziante dolore hanno avuto la sensibilità di donare speranza e vita a me e ad altre persone».
 
E’ commossa, dietro quel suo sorriso solare, Giovanna Carnicelli, casalinga 60enne di Lammari. Esattamente sei mesi fa, il 23 giugno, ha subìto il trapianto di cuore all’ospedale Le Scotte di Siena. Adesso sta bene, è tornata a vivere quando stava per perdere ogni speranza, scossa anche da gravi esperienze familiari. «Ringrazio tutto il reparto, l’equipe del dottor Massimo Maccherini, la dottoressa Sonia Bernazzali, gli infermieri. Il mio ringraziamento va anche al dottor Roberto Lorenzoni, il mio cardiologo qui a Lucca che mi ha sempre avuta in cura».

Signora Giovanna, la sua è una storia triste ma a lieto fine.
«La mia è una storia a lieto fine, sì, diciamo una storia di Natale. Tutto inizia nel giugno 2014, avevo 57 anni. Vado dal cardiologo per controllarmi dopo alcune extrasistole e il medico mi dice che non c’è nulla da fare: nessuna cura, signora, purtroppo l’unico rimedio è il trapianto. La mia situazione, mi spiega, è peggiore di quella di chi ha subìto un infarto. Mi hanno messo un defibrillatore, un apparecchio sottopelle che riportava in assetto i battiti cardiaci».

Ma bastava a tenere in equilibrio il suo cuore ballerino?
«Insomma... Un giorno entrò in funzione addirittura sette volte in poche ore... La mia vita era appesa a un filo. Prima lavoravo, davo una mano a mio marito e ai miei figli Daniele e Valerio nel nostro calzaturificio. Da quel giorno sono entrata in un tunnel di visite e di vicissitudini personali molto difficili».

E come è giunta al trapianto?
«Il 5 maggio 2016 mi misero in lista. Devo dire che non ci credevo molto. Il tempo passava e io cominciavo a pensare che non mi avrebbero mai chiamato. Anche perché ero sui 60 anni e dopo i 65 normalmente si viene esclusi dalla lista. E’ stato un periodo terribile. Mio marito Dino si ammalò di cancro al pancreas e morì il 25 novembre 2016. Quel Natale dello scorso anno è stato il peggiore della mia vita. Con il cuore in quelle condizioni, una funzionalità scesa al 15% sembravo una novantenne, non potevo fare nulla e la speranza si era quasi spenta. Ho anche avuto un intervento all’intestino per una diverticolite perforante».

Quanto basta per arrendersi.
«Ho toccato il fondo della disperazione, ma non mi sono mai arresa, grazie anche alla mia famiglia, a mia sorella Paola e alla mia amica Maria».

Poi che è successo?
«Una sera alle 19 mi chiama un cardiochirurgo dell’ospedale di Siena. Mi dice che c’è un cuore per me, ma devo sbrigarmi. “Venga qui entro le 21”... Ma come faccio?, risposi. “Prenda la macchina e venga subito qui, non perda tempo”. Sono corsa lì a Siena e tutto è andato per il meglio, fortunatamente, compresi i parametri sanguigni e di conformazione. L’equipe del dottor Maccherini è stata eccezionale».

E adesso fa una vita normale?
«Abbastanza. Ho avuto un recupero rapido. Ho la mia indipendenza, faccio la spesa, esco, vado dalla parrucchiera. Ho una vita, insomma. E questo è il regalo di Natale più bello di sempre. Una vera rinascita. E oggi auguro a tutti di non perdere mai la speranza, anche nei giorni più neri».