Lucca, 13 marzo 2017- ALL’INIZIO sembravano semplici «bisticci» tra vicini di casa, di quelli che capitano in ogni condominio. Banali discussioni per l’utilizzo di un giardino o per la tovaglia scrollata dal terrazzo. Poi la situazione è degenerata fino a varcare il delicato confine dello stalking, con i due protagonisti della storia che si accusano a vicenda: lui ha chiesto e ottenuto contro di lei il divieto di avvicinamento a distanza inferiore a 300 metri, lei lo ha denunciato: «Pedina me e la mia famiglia, ci scatta fotografie, ci filma».

TUTTO ha inizio circa un anno fa in un condominio della primissima periferia lucchese, a San Concordio: «Nell’appartamento sopra al mio – si sfoga con La Nazione una signora di mezza età, che vuole rimanere anonima temendo ritorsioni – abita da qualche mese un uomo, venuto da fuori regione. Gli screzi sono cominciati per via del ‘passaggio’ nel giardino del mio appartamento: lui vorrebbe le chiavi di casa mia per potervi accedere a piacimento, io mi sono rifiutata». La diatriba va avanti per un po’, finche la donna perde la pazienza: «Ho attaccato alla porta del suo appartamento un biglietto in cui gli chiedevo di essere lasciata in pace. Lui si è inventato delle molestie da parte mia ed è riuscito ad ottenere una misura restrittiva. Non potrei avvicinarmi a lui a meno di 300 metri».

Il fatto surreale è che i due continuano a vivere ad un piano di distanza nella stessa palazzina, altro che 300 metri. «Ma a non mantenere le distanze da me – rincara la dose la signora – è lui; mi segue ovunque, scatta foto e mi riprende col telefonino. E lo stesso accade con mia figlia, che ha 26 anni, e con mio marito. Abbiamo paura». Dopo l’ultimo pedinamento, di pochi giorni fa, la donna è finita al pronto soccorso: «Sono cardiopatica, mi sono sentita male. Ho sporto denuncia perché abbiamo paura. Speriamo che la giustizia faccia il suo corso e che non si prendano provvedimenti quando ormai è troppo tardi».