Lucca, 17 ottobre 2015 - Poliziotto lucchese condannato per atti sessuali su un ragazzino. E’ la brutta (e controversa) vicenda che ha per protagonista un agente di 48 anni della Polizia ferroviaria, in servizio all’epoca alla stazione di Lucca. Ieri mattina il gup Riccardo Nerucci gli ha inflitto 1 anno e 6 mesi di reclusione in rito abbreviato, concendendogli quindi uno sconto di pena di un terzo. Il giudice ha stabilito anche una provvisionale di 10mila euro a favore della parte civile a titolo di risarcimento danni. Il poliziotto, difeso dall’avvocato Luigi Velani, quasi certamente ricorrerà in appello, per sostenere la propria innocenza. Intanto rischia anche un procedimento amministrativo di sospensione dal lavoro.

La vicenda risale ad un anno fa. Le versioni dei due protagonisti sono divergenti, ma il giudice ha dato credito al racconto del minorenne. Si tratta di un ragazzo abitante in Mediavalle che aveva all’epoca 15 anni. Quella sera intorno alle 19,30 si trovava da solo in stazione a Lucca, in attesa del treno per tornare a casa. Il giovane ha raccontato di essere stato avvicinato dal poliziotto, che era appena smontato dal servizio. Questi l’avrebbe invitato a seguirlo per un controllo nei locali della caserma Polfer. Qui, lontano da testimoni, l’avrebbe poi improvvisamente toccato nelle parti intime, finché lui non si è divincolato ed è fuggito. Sotto choc, aveva poi raccontato l’accaduto ai genitori, che, sconcertati e infuriati, si erano poi presentati in questura per la denuncia.

La delicata indagine era stata avviata subito dalla Squadra mobile, che aveva deciso di chiarire bene la vicenda. Il poliziotto si era difeso sostenendo di aver semplicemente effettuato un controllo su un ragazzo sospetto in stazione, che sembrava avesse qualcosa nelle tasche rigonfie, rilasciandolo poi quasi subito perché non era emerso nulla di anomalo. Ma il nodo della questione era soprattutto la mancanza di un qualche verbale di polizia relativo a quel controllo, nonché il fatto irrituale di aver condotto il minore in quei locali, invece che nell’ufficio della Polfer, peraltro più distante e già chiuso.