Lucca, 29 gennaio 2018 - In paese si racconta che sotto quell’acacia il maestro Puccini trovò ispirazione per il finale de La Tosca, mentre osservava un incendio sul pendio del monte di fronte. E’ stata tagliata e in un attimo, sui social, il fatto è diventato «caso». Il proprietario della casa più vicina, in corte Caroggio a Chiatri, non nasconde di aver pianto quando ha visto l’albero ridotto a un ammasso di legna per il camino.
 
«Se mi avessero abbattuto la casa avrei sofferto meno - confessa Narciso Checchi, che con la famiglia, da generazioni, ha vissuto a Chiatri dove ogni tanto rifà capolino, di ritorno dall’estero dove lavorano anche i suoi figli - . Cosa è successo? Qualcuno si è preso la briga, in corte, di tagliarla senza chiedermi nemmeno il permesso, senza informarmi. La proprietà dove si ergeva l’albero, un’acacia di almeno due secoli, era condivisa con gli altri abitanti della corte Caroggio, ma io non sono stato interpellato. E’ l’ultimo atto, per me il più atroce, di ciò che sta avvenendo a Chiatri negli ultimi anni, dove tutti prendono iniziative in barba agli altri».
 
In realtà in questo caso le cose sembrano andate diversamente: l’albero sarebbe stato tagliato in accordo tra vicini perché pericolante, oltretutto su un versante franoso del monte. E, quello che più conta (ma che non riesce a consolare il signor Checchi), è che non è morto. «Mi hanno spiegato che dentro il ceppo tagliato presto rispunteranno le frasche. Ma quando avremo di nuovo un albero? Tra cinquant’anni forse, e io non lo vedrò». Un coltello nel cuore, per il signor Checchi, che qui a Chiatri ha tutti i suoi ricordi, i racconti del nonno del maestro Puccini, che abitava la bellissima villa a mattoncini rossi a pochi metri da Corte Caroggio. 
 
«Il Maestro Puccini si sedette proprio sotto l’antica acacia per guardare l’incendio in corso sul monte di fronte e alla fine in tanti lo sentirono dichiarare: ‘Ecco come la farò morire’. E il riferimento era a La Tosca». «Quell’acacia - preziosa non come tipologia di pianta, ma come testimone dell’anima stessa di Chiatri - doveva essere semplicemente ridimensionata e non tagliata di netto ad un metro da terra. Ero già d’accordo per ridurne i rami, che avevo già provveduto a legare. Era stata messa completamente in sicurezza con una ragnatela di funi - dice - e presto l’avrei potata a spese mie. Non ho fatto in tempo perché nessuno mi ha avvertito. Dicono che non sono riusciti a rintracciarmi mentre ero all’estero, che hanno fatto le cose a spese proprie e a fin di bene. A fin di bene hanno fatto un errore enorme e non possono pensare che li ringrazi, né che ci possa passare sopra così».

Laura Sartini