Lucca, 2 febbraio 2018 - Quasi sei milioni di euro scomparsi praticamente nel nulla. Soldi che in teoria figuravano investiti in fondi e titoli dal «rendimento eccezionale». Ma alla fine, su quei conti correnti che dovevano fruttare un fiume di denaro, i titolari hanno trovato solo pochi spiccioli. Nei guai sono così finiti un promotore finanziario lucchese di 42 anni e la sua segretaria quarantenne, indagati per truffa. L’inchiesta della Procura, durata oltre un anno, è adesso conclusa e presto potrebbero finire entrambi sotto processo, anche se si difendono respingendo in blocco le pesanti contestazioni.

Ad accusare il promoter e l’assistente, che vantavano un portafoglio di circa 600 clienti, sono una trentina di persone facoltose che si ritengono raggirate. Tra queste una ventina tra imprenditori, commercianti e professionisti, molti dei quali anziani, che si sono ora affidati all’avvocato Florenzo Storelli per procedere sia in sede penale che civile.

Gli importi in ballo sono consistenti: si va da cifre attorno ai 100mila euro a testa fino alla ragguardevole somma di oltre 2 milioni. A far scoppiare il caso e le indagini affidate poi alla guardia di finanza di Lucca, nel dicembre 2016, è proprio un professionista, titolare di un conto da capogiro su Fineco Bank. Oltre due milioni di euro che improvvisamente sembrano essersi volatilizzati. Il promoter, che era suo amico e con il quale era andato persino in vacanza, gli aveva chiesto di rimpinguare il conto, ma lui si insospettisce: rendiconti alla mano, riteneva di aver guadagnato parecchio grazie proprio ai suoi investimenti. Invece lo choc: sono rimasti appena tremila euro. Una scoperta subito comunicata al dirigente dell’istituto di credito, che cade dalle nuvole. Un incubo, insomma.

Scatta una denuncia, mentre la banca sospende immediatamente il promotore, poi lo caccia e attiva procedure di verifica interna. Piovono però altre segnalazioni a catena, che in totale fanno emergere una trentina di casi. Vicende analoghe di clienti che lamentano di non trovare più traccia dei rendimenti degli ultimi due o tre anni, che sarebbero stati loro indicati addirittura attorno al 10 per cento, con la scomparsa, in alcuni casi, dell’intero capitale versato. Chi ci ha rimesso 100mila euro, chi 200 o 300mila.

La procura apre un fascicolo e fa scattare le indagini della finanza. Le fiamme gialle effettuano un blitz nell’abitazione e sui conti correnti del promoter lucchese che peraltro non si è mai allontanato da casa sua. Soldi però non ce ne sono. Gli vengono sequestrati tre appartamenti e in una cassetta di sicurezza un Rolex Daytona da 25mila euro: ironia della sorte gli era stato regalato proprio da un cliente facoltoso per ringraziarlo dei mirabolanti risultati dei suoi investimenti finanziari. Ma quei rendiconti, secondo la procura, erano fasulli anche se redatti su carta intestata della banca. Il 10% era di fantasia, mentre gli investimenti reali andavano a rotoli.

Nel frattempo, pur non essendoci traccia di appropriazioni personali di quei soldi, circa 6 milioni che mancano in totale all’appello, il promoter conduceva una vita molto agiata fatta di belle auto e viaggi all’estero. La Procura ritiene che lui e l’assistente (indicata come esperta di finanza, ma una semplice segretaria) abbiano raggirato consapevolmente i facoltosi clienti, all’insaputa della banca, che non viene quindi chiamata in causa penalmente, ma è stata citata in sede civile per omessa vigilanza.