Lucca, 12 ottobre 2017 - IL SUPEREROE nell’era digitale non indossa mantelli e non ha poteri speciali. Anzi veste jeans attillati, porta scarpe firmate e indossa la felpa (rigorosamente con cappuccio) del Massachusetts Institute of Technology. Eppure il suo ruolo all’interno della società digitale è di fondamentale importanza, visto che deve bloccare sul nascere i progetti dei suoi antagonisti naturali: gli hacker cattivi. Nel mondo del web questi supereroi 4.0 si chiamano ‘cyber defender’, ma sono comunemente conosciuti come ‘hacker buoni’.

La nazionale italiana si è radunata in questi giorni in Toscana, a Lucca, in preparazione della competizione europea degli hacker etici (quelli buoni per intendersi), che si terrà in Spagna, a Malaga, dal 30 ottobre al 3 novembre. L’ccasione è stata un’iniziativa organizzata dall’unità di ricerca Sysma della Scuola Imt Alti Studi di Lucca, che ha trasformato la città per tre giorni nella capitale degli ‘hacker buoni’. Un ritiro speciale dove dedicarsi all’allenamento, incontrare i coetanei delle scuole superiori e spiegare cos’è la sicurezza informatica, quanto è importante nelle nostre vite e, soprattutto, come si diventa ‘hacker buoni’. Sono arrivati da tutta l’Italia, da nord a sud, dal Veneto al Lazio, attraversando lo Stivale. Tutti accumunati da un’unica passione: l’informatica e la cyberdifesa.

La rosa dei selezionati è molto giovane. Ci sono due squadre under 25: quella senior che va dai 21 ai 25 anni e quella junior fra i 14-20. Fra questi c’è anche c’è anche Simone Primarosa, 20 anni, di Roma. Mettete subito da parte l’immagine del classico nerd, tutto computer e fumetti, perché lo studente di informatica a La Sapienza a Roma, ama correre, uscire con gli amici e poi la notte si specializza nel rendere difficile la vita ai criminali informatici. «Siamo persone normalissime, con una passione sfrenata per la tecnologia – racconta Simone – . Da quando ho 12 anni sviluppo software e adesso mi sto specializzando nello scoprire i problemi dei vari sistemi informatici, per trovare le soluzioni». Se davanti a noi si parano ragazzi normalissimi con il quale è facile anche scherzare, loro non scherzano certo di fronte ai monitor dove da Clark Kent si trasformano in Superman della tastiera. Ma loro non si sentono certo supereroi. Piuttosto ragazzi con un’etica. «Non lo facciamo per soldi – prosegue Primarosa – , ma per il benessere comune. In fondo abbiamo un’etica personale ben radicata. Vogliamo garantire a tutti la possibilità di usufruire dei servizi on line in tutta tranquillità, senza rischi».

INSOMMA un hacker a tutti gli effetti, con la sola differenza che usa le scoperte informatiche per prevenire la violazione di mail, cellulari e sistemi di protezione delle aziende. «Ma la prevenzione non basta – precisa Simone – serve anche maggiore consapevolezza fra chi utilizza gli strumenti on line. Perché si può provare a contrastare ogni tipo di violazione, ma poi tutto rischia di vanificarsi se chi usa il pc o il cellulare fa scelte sbagliate». La nazionale italiana dei cyberdefender si è allenata a Lucca, affiancata dal coordinatore nazionale del programma cyberchallenge.it, Camil Demetrescu (Università Sapienza di Roma) e dall’allenatore della squadra nazionale italiana cyberdefender, Marco Squarcina (Università Ca’ Foscari di Venezia). In Spagna sfideranno geni informatici da tutta Europa. Ma per l’Italia rappresenta già un piccolo record, visto che è alla prima partecipazione alla competizione. «La speranza – conclude Primarosa – è quella di potere vincere». D’altronde ai supereroi non piace perdere. Mai.